Per due ragioni eminentemente razionali

Crick non leggeva quasi mai i giornali, per due ragio51dog6QGFfL._SX325_BO1,204,203,200_ni eminentemente razionali: primo, perché se fosse accaduto qualcosa di veramente importante lo avrebbe saputo dalla gente per strada mentre andava a lavorare; secondo, perché la sua attività nei servizi segreti lo aveva persuaso che le storie vere non raggiungono mai le pagine dei giornali. Lui leggeva la scienza.

Matt Ridely, Francis Crick – Discoverer of the genetic code, Harper Perennial (2006), traduzione L.V.

Parolacce che non si sono acclimatate

Sulla tastiera ci sono altre cinque ospiti, dall’aspetto esotico, j, k, wimages, x, y. Che ci stanno a fare? Ti serviranno solo quando scrivi parole straniere, ma stanno male in parole italiane: le userai solo in certe «parolacce» che non si sono acclimatate in Italia, come taylorismo e xenofobia […].

Bruno Migliorini, Gianfranco Folena, Piccola guida di ortografia, Olivetti (1957)

Quando una donna pensa da sola

«La strega come la concepivano a Salem – scrive Stacy Schiff – si è materializzataStacy_schiff_2011 nel tredicesimo secolo, quando la stregoneria e l’eresia si sono avvicinate. Con l’Inquisizione ha ottenuto il suo riconoscimento, dopo che un mito popolare ha ceduto il posto a una follia popolare. Le Alpi occidentali l’hanno iniziata a orge scandalose. La Germania l’ha lanciata per aria. È diventata prevalentemente femmina, più sensibile alle avance sataniche e con una maggiore malvagità innata, quando il mago si è fuso nella strega. Un testo influente del quindicesimo secolo ha condensato una mensola di fonti classiche per andare all’essenziale: «Quando una donna pensa da sola, pensa il male». Le spiegazioni rasentavano il paranormale, come accade di frequente in questioni di donne e potere. Seppur deboli nella volontà, le donne potevano diventare pericolosamente e insaziabilmente dominanti». La bravissima Stacy Schiff scrive anche che «[…] le streghe erano una comoda scusa per il medico ignorante».
Se alla stregoneria sostituite la pseudo-psicologia, ottenete il moderno ritratto della “donna che pensa da sola” (sottotitolo: “non guidata dall’illuminante pensiero di un maschio”). Quando mostra temperamento: «Eh, gli ormoni le danno alla testa» o, nella versione mestruale, «Capitela, poveretta, ha uno di quei giorni…». Quando non cede all’opinione del testosteronico di turno: «È così aggressiva, dominante!». Quando il dottore non ha una spiegazione per i suoi sintomi, la diagnosi è «un disturbo psicosomatico», al posto di un onesto «Mi dispiace, non so».
È vero, la donna ex strega che pensa da sola oggi non finisce sul rogo. Ma a un uomo, o di un uomo, chi dice queste scemenze cocenti?

La bravissima Stacy Schiff ha pubblicato The witches of Salem suThe New Yorker (7/9/15); traduzione L.V. La foto è di Wikipedia.

 

Vede in quella mano soltanto un pesce

A guardarla sulla carta, questa città fa pensare a due pesci all20150918_095943a griglia serviti sullo stesso piatto, o magari alle due chele di un’aragosta che quasi si sovrappongono (Pasternak la paragonava a un croissant rigonfio); ma non ha né un Nord, né un Sud, non ha Est né Ovest; non ti indica una direzione, sempre e solo vie traverse. Ti circonda e ti avvolge come una massa di alghe marine sotto zero, e più ti agiti, più ti dibatti da una parte e dall’altra cercando di orientarti, più ti smarrisci. Non ti aiutano molto nemmeno le frecce gialle agli incroci, perché sono tutte curve, anche loro. Non ti confortano: ti confondono. Se poi fermi un passante per chiedergli la strada, ecco che la sua mano guizza su e giù nell’aria, e l’occhio, senza badare all’uomo che farfuglia: «A destra, a sinistra, dritto, dritto», vede in quella mano soltanto un pesce.

Iosif Brodskij, Fondamenta degli Incurabili, traduzione di Gilberto Forti (Adelphi 1991). Nella foto (LV.) una pescheria di Venezia.

La dimora occulta del Sonno pigro

mUbdgTsc1GGx1sA6YeOSQggC’è, verso il paese dei Cimmèrii, una spelonca dai profondi recessi, dimora occulta del Sonno pigro, dove mai il Sole può penetrare con i suoi raggi, o sorga, o sia alto o tramonti, ma sempre nebbie e foschia salgono su dalla terra, in un chiarore incerto di crepuscolo. Qui non c’è uccello dal capo crestato che vegli e col canto chiami l’Aurora; non rompono il silenzio, con le loro voci, cani attenti o oche ancora più accorte dei cani. Non si ode un suono, né di bestie selvatiche, né di greggi, né di rami mossi dall’alito del vento, non si ode cicaleccio di lingua umana. Muta quiete domina. Solo sgorga dal piede della roccia un rivolo del Lete, la cui acqua scivola via mormorando tra un fruscio di sassolini e concilia il sonno. Davanti all’antro un manto di rigogliosi papaveri e innumerevoli erbe da cui la Notte spreme il sopore per spargerlo, umida, sulle terre immerse nel buio. In tutta la casa non c’è una porta, per non sentire cigolii di cardini; nessuno sta di guardia sulla soglia. In mezzo alla grotta c’è un alto letto d’ebano con sopra un materasso di piume, tutto dello stesso colore, coperto da un drappo scuro, e su di esso è sdraiato il dio in persona, con le membra languidamente abbandonate. E intorno giacciono sparsi qua e là, con aspetti vari, i Sogni vani, tanti quante sono le spighe del raccolto, quante le fronde del bosco, quanti i grani di rena della spiaggia.

Ovidio, Metamorfosi, libro undicesimo (592-615), traduzione di Piero Bernardini Marzolla (Einaudi 2015).

Un autostop fortunato

CJeViLmUMAA8diQLa natura non affina, non migliora e non accresce alcunché. Soprattutto non produce una gerarchia di vette e pianure evolutive. L’unica cosa che fa è selezionare forme, funzioni, comportamenti, quando questi aiutano un organismo ad affrontare i problemi che trova nell’ambiente: il caldo, il freddo, la fame, i predatori, la riproduzione e così via. Ma accanto ai pochi adattamenti che la selezione naturale ha premiato, ci sono tanti caratteri che si sono mantenuti per caso, come aveva previsto Darwin e come confermano tutti quei pezzi di DNA che ci portiamo dietro senza che siano vantaggiosi o svantaggiosi. Che fossero semplici o complessi, brutti o belli, la cosa ha avuto ben poca importanza per geni, forme, funzioni, comportamenti. Se sono arrivati ai nostri giorni, è perché erano fra i pochi che hanno in qualche modo permesso agli organismi di cavarsela; o fra i molti che si trovavano lì per caso e, come passeggeri insignificanti ma inoffensivi, hanno approfittato di un autostop fortunato.

Lisa Vozza, Giorgio Vallortigara, Piccoli equivoci fra noi animali – Siamo sicuri di capirci con le altre specie? Zanichelli.. Esce a fine ottobre 2015.