Scavalcando un crepaccio che mi è sempre sembrato assurdo

Primo_LeviSovente ho messo piede su ponti che uniscono (o dovrebbero unire) la cultura scientifica con quella letteraria scavalcando un crepaccio che mi è sempre sembrato assurdo. C’è chi si torce le mani e lo definisce un abisso, ma non fa nulla per colmarlo; c’è anche chi si adopera per allargarlo, quasi che lo scienziato e il letterato appartenessero a due sottospecie umane diverse, reciprocamente alloglotte, destinate a ignorarsi e non interfeconde. È una schisi innaturale, non necessaria, frutto di lontani tabù e della controriforma, quando non risalga addirittura a un’interpretazione meschina del divieto biblico di mangiare un certo frutto. Non la conoscevano Empedocle, Dante, Leonardo, Galileo, Cartesio, Goethe, Einstein, né gli anonimi costruttori delle cattedrali gotiche, né Michelangelo; né la conoscono i buoni artigiani d’oggi, né i fisici esitanti sull’orlo dell’inconoscibile.

Primo Levi, citato da Giovanna Massariello Merzagora in I luoghi di Levi, Liceo Classico D’Azeglio, Torino (2008). Nella foto (Wikimedia) Primo Levi.

Il più letale cacciatore di esseri umani

Aedes_aegypti_biting_humanLe zanzare sono il nostro predatore apicale, il più letale cacciatore di esseri umani sulla Terra. Un esercito brulicante di 100 trilioni o più di zanzare pattuglia quasi ogni centimetro del globo, uccidendo circa 700.000 persone ogni anno. Alcuni ricercatori ipotizzano che le zanzare possano aver ucciso quasi la metà dei 108 miliardi di esseri umani che hanno vissuto sul pianeta, nel corso della nostra relativamente breve esistenza di 300.000 anni.

Timothy C. Winegard, The Mosquitoes Are Coming for Us, The New York Times (27/7/19), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) una zanzara femmina della specie Aedes aegypti.

Era una lingua letterariamente vergine

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Qui a Torino in fabbrica è ormai nato un altro italiano piemontese, dove nuove espressioni, nuovi vocaboli, nuove metafore hanno sostituito il lessico precedente, figlio di una cultura agricola. Ora nessuno, mi pare, aveva mai registrato in un libro questo nuovo piemontese, che dalla fabbrica ha ormai contagiato la città circostante. Era una lingua letterariamente vergine: ho voluto fare un omaggio anche linguistico a Faussone.

Primo Levi, citato da Giovanna Massariello Merzagora in I luoghi di Levi tra letteratura e memoria, a cura di Giorgio Brandone e Tiziana Cerrato, Liceo Classico “D’Azeglio” Torino (2008). Nella foto (Wikimedia) Primo Levi.

I piedi puzzolenti

Aedes_aegypti_biting_humanLa zanzara femmina ha bisogno del tuo sangue per far crescere le sue uova. Per favore, non sentirti preso di mira. Morde tutti. Non c’è verità nei miti secondo cui le zanzare preferiscono le donne agli uomini o le bionde e le rosse alle persone con i capelli più scuri. Tuttavia ha i suoi gusti. Il sangue di tipo 0 sembra essere un aroma inebriante, e i piedi puzzolenti emettono batteri che richiamano le femmine affamate, così come i profumi.

Timothy C. Winegard, The Mosquitoes Are Coming for Us, The New York Times (27/7/19), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) una zanzara femmina della specie Aedes aegypti.

 

Far parlare Faussone

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Lei forse sa che una delle maggiori difficoltà nello scrivere in italiano è introdurre il discorso diretto, perché l’italiano è poco parlato e l’italiano parlato è una lingua abbastanza povera. È più ricco spesso il dialetto dell’italiano o il gergo. Per questo mi è venuto estremamente naturale far parlare Faussone in questo certo suo modo che non è una mia invenzione: è veramente il modo con cui si parla in officina, in Piemonte per lo meno. In altre officine, in Lombardia o in Campania, si parlerà diversamente, ma qui si parla così. Mi è venuto spontaneo lasciarlo parlare in questo modo sintatticamente piuttosto povero, però estremamente preciso; quando si riferisce a cose tecniche, le cose che lui sa, di cui conosce il nome, la sua competenza si estende anche al linguaggio.

Primo Levi, citato da Giovanna Massariello Merzagora in I luoghi di Levi tra letteratura e memoria, a cura di Giorgio Brandone e Tiziana Cerrato, Liceo Classico “D’Azeglio” Torino (2008). Nella foto (Wikimedia) Primo Levi.

Giacche con tasche larghe e profonde

Primo_LeviHo letto molto perché appartenevo a una famiglia in cui leggere era un vizio innocente e tradizionale, un’abitudine gratificante, una ginnastica mentale, un modo obbligatorio e compulsivo di riempire i vuoti di tempo, e una sorta di fata morgana nella direzione della sapienza. Mio padre aveva sempre in lettura tre libri contemporaneamente; leggeva «stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi» (Deut. 6.7); si faceva cucire dal sarto giacche con tasche larghe e profonde, che potessero contenere un libro ciascuna.

Primo Levi, Le nostre radici, in I luoghi di Levi tra letteratura e memoria, a cura di Giorgio Brandone e Tiziana Cerrato, Liceo Classico “D’Azeglio” Torino (2008). Nella foto (Wikimedia) Primo Levi.