Quantità limitate e illimitate

AlanDershowitz2.jpgNegli anni Ottanta e Novanta Dershowitz continuò a promuovere le libertà civili, ma i suoi casi si incentrarono sempre più sulle celebrità, la ricchezza e l’avidità. Nel suo libro, Letters to a Young Lawyer, Dershowitz identifica alcuni tratti comuni tra i suoi clienti più famigerati: “Ognuno di questi imputati ha quantità praticamente illimitate di alcune cose, come denaro, potere o accesso al sesso o al potere. Al pari di tutti avevano invece quantità limitate di altre cose, come la vita, la salute, la durata della carriera, la reputazione, il tempo trascorso con la famiglia ecc. Si sono cacciati nei guai mettendo a repentaglio ciò di cui avevano quantità limitate, allo scopo di aumentare la quantità di quelle cose di cui avevano quantità illimitate”.

Connie Bruck, Alan Dershowitz, Devil’s Advocate, The New Yorker (5 & 12/8/29), traduzione L.V. 

 

Il diritto di stampare banconote

Bank_of_England_Charter_sealing_1694In breve tempo l’Inghilterra e la Francia furono coinvolte in una nuova fase della disputa, che oggi sembra essere stata parte di un conflitto secolare tra i due paesi, ma all’epoca era variamente chiamata Guerra dei Nove Anni o Guerra di Re Guglielmo. Questa guerra presentava il solito problema: come potevano permettersela le nazioni?
L’amministrazione di re Guglielmo escogitò una soluzione inedita: prendere in prestito un’enorme somma di denaro e utilizzare le tasse per rimborsare nel tempo gli interessi. Nel 1694 il governo inglese prese in prestito 1,2 milioni di sterline a un tasso dell’8%, ripagato con le tasse sui traporti navali, la birra e gli alcolici. In cambio ai finanziatori fu permesso di unirsi in una nuova società, la Banca di Inghilterra. La banca aveva il diritto di prelevare dai depositi in oro della gente e – seconda grande innovazione – di stampare “banconote” come ricevute per i depositi. Questi nuovi depositi furono poi prestati al re. Le banconote, garantite dai depositi, erano buone quanto i soldi in oro e rapidamente divennero una nuova valuta generalmente accettata.

John Lanchester, The Invention of Money, The New Yorker (5 & 12/8/19), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) il sigillo dell’atto costitutivo della Banca d’Inghilterra (1694).

Ho proposto le scarpe

Sandalias del Neolítico de Albuñol (M.A.N. Inv. 595 y 596) 01Quando alla conferenza è arrivato il mio turno, per spostamenti fino a un chilometro e mezzo – così sono più della metà degli spostamenti urbani – ho proposto le scarpe, una soluzione disponibile almeno dal 1600 a.C.

Samuel Schwartz, citato da Nathan Heller in: Was the Automotive Era a Terrible Mistake?, The New Yorker (29/7/19), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) sandali del Neolitico ritrovati in Spagna.

E di quella buccia fa fare carte come di bambagia

Yuan_dynasty_banknote_with_its_printing_plate_1287Quando il mercante veneziano Marco Polo arrivò in Cina, alla fine del XIII secolo, vide molte meraviglie: polvere da sparo e carbone, occhiali da vista e porcellana. Una delle cose che lo colpì di più fu, tuttavia, una nuova invenzione messa in atto da Kublai Khan, nipote del grande conquistatore Gengis. Era la carta moneta, introdotta da Kublai nel 1260. Marco Polo riusciva a malapena a credere ai suoi occhi quando vide che cosa stava facendo il Khan:

Or sappiate ch’egli fa fare una cotal moneta com’io vi dirò. Egli fa prendere scorza d’un àlbore ch’à nome gelso – è l’àlbore le cui foglie mangiano li vermi che fanno la seta -, e cogliono la buccia sottile che è tra la buccia grossa e ’l legno dentro, e di quella buccia fa fare carte come di bambagia; e sono tutte nere. Quando queste carte sono fatte così, egli ne fa de le piccole, che vagliono una medaglia di tornesegli picculi, e l’altra vale uno tornesello, e l’altra vale un grosso d’argento da Vinegia, e l’altra un mezzo, e l’altra 2 grossi, e l’altra 5, e l’altra 10, e l’altra un bisante d’oro, e l’altra 2, e l’altra 3; e cosí va infino 10 bisanti. E tutte queste carte sono sugellate del sugello del Grande Sire, e ànne fatte fare tante che tutto ’l tesoro (del mondo) n’appagherebbe. E quando queste carte sono fatte, egli ne fa fare tutti li pagamenti e spendere per tutte le province e regni e terre ov’egli à segnoria; e nesuno gli osa refiutare, a pena della vita.

Quest’ultimo punto era fondamentale. Il problema di molte nuove forme di denaro è che la gente è restia ad adottarle. Il nipote di Genghis Khan non ha avuto questa difficoltà. Ha adottato misure per garantire l’autenticità della sua valuta, e se una persona non l’avesse utilizzata, se non l’avesse accettata come pagamento, o avesse preferito usare oro o argento o rame o barre di ferro o perle o sale o monete o una qualsiasi delle più antiche forme di pagamento prevalenti in Cina, io Khan l’avrebbe fatta uccidere. Così aveva risolto il problema dell’adozione.

John Lanchester, The Invention of Money, The New Yorker (5 & 12/8/19), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) una banconota della dinastia Yuan con la sua lastra da stampa (1287).

E i cavalli andarono al pascolo

Wild_Mustangs_in_WyomingNel 1909 negli Stati Uniti furono prodotte due milioni di carrozze a cavalli e ottantamila automobili. Nel 1923 furono prodotte diecimila carrozze e quattro milioni di automobili. Nel 1930 più della metà delle famiglie negli Stati Uniti era proprietaria di automobili e i cavalli andarono al pascolo.

Nathan Heller, Was the Automotive Era a Terrible Mistake?, The New Yorker (29/7/19), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) cavalli in Wyoming.

 

Non si poteva far sedere la gente su un’esplosione

1910_Waverley_CoupeLe auto elettriche di inizio secolo erano più manovrabili rispetto alle loro controparti a benzina. Avevano un’accelerazione più veloce, una migliore frenata e una coppia potente, che compensava il peso delle batterie. Stabilirono record di velocità – nel 1902 un’auto elettrica raggiunse brevemente la stupefacente velocità di 164 chilometri orari – e, a differenza dei veicoli a combustione interna, non scoppiettavano nel traffico e non dovevano essere riavviate nel mezzo della strada. È vero, dovevano essere ricaricate all’incirca ogni sessanta chilometri, più o meno la distanza da Mount Vernon alla stazione Grand Central e ritorno, ma all’epoca pochi automobilisti con motori a scoppio viaggiavano molto più lontano. L’energia elettrica era la tecnologia avveniristica dell’epoca, silenziosa, futuristica e all’avanguardia dell’ingegnosità umana. Quando Albert A. Pope, a capo della società di biciclette Columbia, entrò nel settore automobilistico, nel 1896, investì nelle auto elettriche. Spiegò che “non si poteva far sedere la gente su un’esplosione”.

Nathan Heller, Was the Automotive Era a Terrible Mistake?, The New Yorker (29/7/19), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) una pubblicità dell’auto elettrica Waverley sul Saturday Evening Post, 1910.