Fornisco l’irragionevole a richiesta 

41MKTfSGyuLSe sulla terra tutto fosse secondo ragione, allora non accadrebbe più nulla. Mancando te, non si avrebbero accadimenti di sorta, mentre è necessario che accadimenti vi siano. E così, indurendomi il cuore, fornisco l’irragionevole a richiesta. Gli uomini prendono tutta questa commedia per una cosa seria, nonostante il loro incontestabile ingegno. In questo appunto è la loro tragedia.

Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, traduzione di Agostino Villa, Einaudi (1949).

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Io sono un uomo sottoposto

41MKTfSGyuL– Ma in che anno ci troviamo noi presentemente, dell’era nostra, dalla nascita di Cristo… non lo sapete dunque?
Grigorij stava là con aria sbigottita, fisso con gli occhi al suo tormentatore. Cosa strana: venne a risultare che egli, effettivamente, non sapeva on che anno ci si trovasse.
– Forse saprete, però, quante dita avete nella mano?
– Io sono un uomo sottoposto, – d’improvviso, con voce sonora e scandita, esclamò Grigorij. – Se le autorità si divertono a prendermi in giro, io debbo sopportare.

Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, traduzione di Agostino Villa, Einaudi (1949).

Perché tieni il cane e il gallo legati?

df0a2ff954743b7ed2dbe92ddabeccf4_w240_h_mw_mh_cs_cx_cyA Sachalin di izbe ce ne sono di tutti i tipi, a seconda che a costruirle sia stato un siberiano, un ucraino o un baltico, tuttavia si tratta per lo più di rozzi parallelepipedi di legno, grandi non più di sei aršin, con due o tre finestre, nessun ornamento esterno e il tetto di paglia, corteccia o, raramente, di assi. In genere non prevedono cortili, e intorno non c’è neanche un alberello. Rimesse o capanni per la sauna sono una rarità. Se ci sono cani, allora sono randagi svogliati e per nulla aggressivi che, come ho già detto, abbaiano soltanto ai giljaki, presumibilmente perché portano calzature di pelle di cane. Eppure questi animali mansueti e inoffensivi sono tutti alla catena. Anche il maiale, ammesso che ci sia, ha il collo immobilizzato alla mangiatoia. E il gallo, pure lui è legato per la zampa.
«Perché tieni il cane e il gallo legati?» domando al padrone di casa.
«Noialtri a Sachalin siamo tutti alla catena» ironizza lui in risposta. «Si vede che è una terra fatta così…».

Una vera famiglia filantropica

2017_10_30È incredibile come siano esclusi dal dibattito non solo sulle cause ma anche sulle soluzioni”, Allen Frances, lo psichiatra della Dukes University, ha commentato sui Sackler. “Una vera famiglia filantropica, guardando indietro agli ultimi venti anni, direbbe, ‘Milioni di americani sono tossicodipendenti a causa nostra, direttamente o indirettamente”. Donare del denaro per prendersi cura di loro sarebbe un vero atto di filantropia. Invece mettere il proprio nome su un edificio, a questo punto, suona falso. Secondo l’American Society of Addiction Medicine, oltre due milioni e mezzo di americani soffrono di un disturbo da uso di oppiacei. Frances ha aggiunto: “Se i Sackler desiderassero ristabilire il loro buon nome, potrebbero utilizzare una parte consistente della loro fortuna per creare un sistema di cure gratuite per tutti coloro che sono diventati dipendenti”.

Patrick Radden Keefe, The Family That Built an Empire of Pain, The ew Yorker (30/10/17), traduzione L.V.

Natal’ja la Smemorata

df0a2ff954743b7ed2dbe92ddabeccf4_w240_h_mw_mh_cs_cx_cyLa settima: dove sei nato? A questa domanda rispondono tutti senza la minima esitazione, a parte un paio di vagabondi che sfoggiano un gioco di parole inventato in prigione, oppure svicolano («Non me lo ricordo»). La fanciulla dall’evocativo nome di Natal’ja la Smemorata, quando le chiesi di che governatorato fosse, mi rispose: «Un po’ di tutti».

Anton Čechov, L’isola di Sachalin, traduzione di Valentina Parisi, Adelphi (2017)