Ogni corridoio è uno spazio per correre

Collegio_Cicognini-corridoio_2Come tante altre cose, anche il corridoio è arrivato in Inghilterra dall’Europa continentale e la parola stessa ci racconta qualcosa del suo scopo originario. Mark Jarzombek è professore di storia e teoria architettonica presso il MIT negli Stati Uniti: «La parola corridoio viene dall’italiano, da una parola di origine latina, correre, quindi in fondo ogni corridoio è uno spazio per correre. In origine la parola si riferiva un uomo, più precisamente a un corridore o corriere: una persona che portava velocemente messaggi importanti. Il passaggio da un uomo, il corridore, a uno spazio, il corridoio, è avvenuto nel corso di molti secoli all’interno della tradizione artistica e architettonica». Il corridoio è dunque uno spazio per correre che offre una risposta a ogni bambino che si è sentito dire di non correre nei corridoi della scuola.

Rachel Hardley, The hidden history of the corridor, BBC Radio 4 (29/9/17), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) il corridoio del Convitto nazionale Cicognini a Prato.

 

Annunci

Nessun’altra specie può fare la faccia da poker

cover.jpg.rendition.460.707La capacità umana di ingannare è smisurata. Abbiamo più muscoli facciali delle altre specie, innervati da una fittissima rete di nervi, a loro volta controllati da un grandissimo numero di neuroni motori: nessun’altra specie può fare la faccia da poker. E abbiamo il linguaggio, quello straordinario strumento di manipolazione della distanza tra un messaggio e il suo significato.

 

 

Il segnale GPS è debole

9780393354362_198Il percorso di 20.000 chilometri che il segnale GPS compie è pieno di insidie. Quando raggiunge la Terra è talmente debole che praticamente non si distingue dal crepitio elettronico che avvolge il pianeta. Recuperarlo assomiglia approssimativamente a leggere un libro a Londra alla luce di una lampadina da 10 watt accesa a Roma.

Greg Milner, Pinpoint, Norton (2016), traduzione L.V.

L'(ex) proprietario del bar e la signora Laszlo

Casablanca1315 dicembre. Non ho scritto sul blog per qualche giorno: mi sono preso un po’ di tempo per me e non ho fatto niente, ma proprio niente! Ho consumato molta energia nella battaglia contro il fascismo e così mi sono meritato una pausa. Nel frattempo il compagno di Casablanca, quello che possiede (o possedeva) il bar (pare che lo abbia venduto al ragazzo col fez?), si è presentato qui improvvisamente. Sembra che lui e quel capitano francese abbiano preso un volo successivo al nostro. L'(ex) proprietario del bar e la signora Laszlo mi hanno assicurato che avevano bisogno di una stanza in un altro albergo per curare la sua (di lei) depressione.

Ian Frazier, Victor Laszlo’s Blog, The New Yorker (18/10/17), traduzione L.V.

 

Il fenomeno del “nemico onorevole”

cover.jpg.rendition.460.707Il fenomeno del “nemico onorevole” solleva un altro ambito di umana bizzarria. Nessuno scimpanzé, neppure se ne fosse capace, negherebbe mai che i vicini scimpanzé gli ricordano dei ragni. Non si sentirebbe a disagio a pensarlo, né inviterebbe altri a superare quella tendenza, né insegnerebbe ai propri figli a non chiamare mai “ragno” uno di quei vicini. Nessuno affermerebbe di non essere in grado di distinguere gli scimpanzé-Noi dagli scimpanzé-Loro. Tutte cose normali nelle culture progressiste occidentali.

Robert M. Sapolsky, Behave, Bodley Head (2017), traduzione L.V.

 

Una cortina di ferro

Winston_Churchill_As_Prime_Minister_1940-1945_MH26392Il 12 maggio [1945] Churchill inviò a Truman un telegramma sulle sue preoccupazioni sulle azioni sovietiche: “Una cortina di ferro viene tirata giù davanti al loro fronte”. Questo fu il primo utilizzo rimasto agli atti dell’espressione che Churchill avrebbe successivamente divulgato e reso popolare. Ma prima che finisse l’anno la usava già anche il futuro direttore della C.I.A., Allen Dulles.

Alessandra Stanley, The Communist Party’s Party People, The New York Times (2/10/17), traduzione L.V. Nella foto (Wikimedia) Winston Churchill.