La possibilità che le macchine per il voto siano hackerate

Voting_machine,_Seattle,_1971In uno studio pubblicato a dicembre da Interos, una società di gestione del rischio, vi sono dubbi sulla sicurezza dell’hardware utilizzato nelle macchine per il voto. Due terzi delle società che forniscono componenti essenziali per le macchine per il voto hanno uffici in Russia e Cina, dove le aziende straniere sono regolarmente tenute a fornire ai funzionari della sicurezza informazioni tecniche sensibili, incluso in alcuni casi il codice del software.
Società di proprietà cinese producono circa un quinto dei componenti delle macchine per il voto. Ciascuna di queste parti offre un’opportunità di interferenza straniera. “C’è stata un’attenzione insufficiente alla possibilità che le macchine per il voto siano hackerate”, ha dichiarato David Dill, fondatore della Verified Voting Foundation.

Matthew Rosenberg, Nicole Perlroth e David E. Sanger, ‘Chaos Is the Point’: Russian Hackers and Trolls Grow Stealthier in 2020, The New York Times (10/1/20), traduzione L.V. Nella foto (Wikimedia) una macchina per il voto a Seattle nel 1971.

Temeva di disturbare

Tolstoy_and_chekhovMio padre stimava Čechov come scrittore e come uomo. Ricordo quell’uomo modesto, dallo sguardo attento, che più che parlare ascoltava. Aveva esitato molto prima di decidersi a visitare Tolstoj perché, sapendo come il tempo fosse prezioso per uno scrittore, temeva di disturbare. Tuttavia fin dal primo incontro sentirono una tale simpatia reciproca che Čechov, nonostante la sua modestia, finì col capire che le sue visite erano gradite a Tolstoj.

Tatiana Tolstoj, Anni con mio padre, Jouvence (2019). Nella foto (Wikipedia) Anton Čechov e Lev Tolstoj a Yalta (1900).

La possibilità di essere spiati

Cat_feederAcquistare un nuovo tostapane, nuovi altoparlanti, una nuova auto, un forno a microonde o persino delle lampadine richiede non solo il confronto di specifiche e prezzi, ma la valutazione se la praticità o il piacere offerti dal gadget supereranno la possibilità di essere spiati.

Sam Biddle, Letter of Recommendation: Dumb Robot Vacuums, The New York Times (31/12/2019), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) una mangiatoia per gatti collegata a internet.

Appena vedo quelle piume svolazzanti

2c8e1428fa5e54aea154cf07f341b51a--ride-a-bike-bicycle-raceMio padre amava tutti gli sport. Verso la fine del secolo scorso, quando vennero di moda le prime biciclette, ne acquistò una. Era inverno, così andò a esercitarsi al maneggio di Mosca.
«Accadde una cosa strana,» raccontava. «Mi basta vedere un ostacolo per sentirmi irresistibilmente attirato nella sua direzione fino ad andarci contro. È il caso di una grossa signora che come me sta imparando ad andare in bicicletta. Ha un cappello piumato. Appena vedo quelle piume svolazzanti la mia bicicletta si dirige irresistibilmente verso quella signora. Lei allora comincia a strillare cercando di sfuggirmi, ma invano. Se non faccio a mettere un piede a terra non riesco a evitare lo scontro e la faccio cadere. Mi è capitato più di una volta. Così adesso cerco di andare al maneggio quando penso di non trovarla. E mi domando,» aggiungeva, «se non sia per una legge fatale che le cose che cerchiamo di evitare ci attirino di più».

Lev Tolstoj, Diario (7/4/1847), citato da Tatiana Tolstoj in Anni con mio padre, Jouvence (2019). Nella foto (viene da qui), Lev Tolstoj, Sof’ja Tolstaja e la bicicletta.

Aveva il fiuto del correttore

1151-3La mamma divenne correttore di bozze. E per di più diventò bravissima. Evidentemente era portata. Se ci si pensa, la grammatica non la conosceva affatto, ma in compenso aveva il fiuto del correttore. A volte capita.
Credo che fosse un correttore nato. Se così posso esprimermi, lei aveva un vero senso etico dell’ortografia. Ad esempio, parlando di un tale, diceva:
– Sai, è uno di quelli che scrive «senz’altro» tutto attaccato…
Che indicava il massimo grado di decadimento morale.

Sergej Dovlatov, Noialtri, traduzione di Laura Salmon, Sellerio (2000)

Arrivano le troie

1151-3Ebbe inizio una vera e propria persecuzione. Mi imputarono di tre reati penali. Parassitismo, insubordinazione all’autorità, «detenzione impropria di arma bianca».
Tutte e tre le imputazioni erano false.
La milizia veniva praticamente ogni giorno.
Ma a quel punto adottai delle misure difensive.
Abitavamo al quinto piano senz’ascensore. Alla finestra di fronte si intravedeva sempre Gena Sachno. Era un giornalista alcolizzato e, come molti ubriaconi, era d’animo estremamente nobile. Per giornate intere stava alla finestra a ingurgitare vino da due soldi.
Se la milizia si dirigeva verso l’entrata di casa nostra, Gena sollevava il ricevitore.
– Arrivano le troie – annunciava laconico.
Ed io subito chiudevo la porta col gancio.
Così vivevamo.

Sergej Dovlatov, Noialtri, traduzione di Laura Salmon, Sellerio (2000)