Ho fatto tutto il giro e ho capito

lappesoNell’ultima carta si contempla il paladino legato a testa in giù come L’Appeso. E finalmente ecco il suo viso diventato sereno e luminoso, l’occhio limpido come neppure nell’esercizio delle sue ragioni passate. Cosa dice? Dice: – Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge all’incontrario. Tutto è chiaro.

Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati, Mondadori (1994)

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Ecco il motivo

Fruit_Stall_in_Barcelona_MarketLe piante si procurano i nutrienti dal suolo, composto, tra le altre cose, di resti vegetali e animali decomposti. Così, coloro che presumono di sostenersi soltanto su una dieta a base di vegetali, di fatto mangiano anche resti animali. Ecco il motivo per cui è impossibile essere vegetariani.

Andrew Smith, Why it’s impossible to actually be a vegetarian, The Conversation (26/4/16), traduzione L.V. La foto viene da Wikipedia.

Il torace muscoloso dei loro tronchi

coverVedemmo la foresta schiudersi malvolentieri all’avanzare del campione, gli aghi degli abeti farsi irti come aculei d’istrice, le querce gonfiare il torace muscoloso dei loro tronchi, i faggi svellere le radici dal suolo per contrastargli il passo. Tutto il bosco pareva dirgli: -Non andare! Perché diserti i metallici campi di guerra, regno del discontinuo e del distinto, le congeniali carneficine in cui eccelle il tuo talento nello scomporre e nell’escludere, e t’avventuri nella verde mucillaginosa natura, tra le spire della continuità vivente? Il bosco dell’amore, Orlando, non è luogo per te! Stai inseguendo un nemico dalle cui insidie non c’è scudo che ti protegga. Dimenticati d’Angelica! Ritorna!

Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati, Mondadori (1994)

Un giardino immaginato in un sogno

Alla fine degli anni anni Settanta, nel paese italiano di Capalbio sugo-cellettiono accadute due cose stranissime: la posta ha iniziato ad arrivare in ritardo, e la gente ha cominciato a mormorare sui “mostri” che stavano venendo su nelle colline vicine. In un primo momento i mostri sembravano gabbie di ferro, gigantesche e deformi, che spuntavano dalla campagna toscana. Poi impallidirono. L’intonaco fu spalmato sul metallo, e i mostri divennero fantasmi burrosi e incombenti. Infine cominciarono a colorarsi: blu, arancione, rosa shocking.
Tra i due avvenimenti c’era una relazione, anche se nessuno lo sospettava. Il postino Ugo Celletti aveva aiutato a creare i mostri – sculture fantastiche che crescevano sui terreni di una proprietà locale. Aveva scoperto di avere una passione per il mosaico, e mentre applicava ai mostri schegge di vetro a specchio, qualche volta scordava di fare il suo giro postale. Com’è avvenuto a molte altre persone della zona, la vita di Celletti è stata modificata dalla madre dei mostri: l’artista Niki de Saint Phalle, che era venuta in Italia per costruire un giardino di sculture, immaginato in un sogno decenni prima, quando era rinchiusa in un manicomio.

Ariel Levy, Beautiful Monsters, The New Yorker (18/4/16), traduzione L.V.. Il ritratto di Ugo Celletti viene da qui.

Mi è tornato indietro con la barba lunga

Cediciano, ho prestato a Rufo, dietro sua richiesta, uno schiavetto barbier978880608524MEDe, (ma di una perizia tale quale non l’ebbe nemmeno Talamo appartenuto a Nerone cui toccarono in sorte le barbe dei Drusi), perché gli radesse le guance. Mentre a comando torna sui medesimi peli, con la mano guidata dallo specchio, gli imbelletta la cute e insiste a lungo a cincischiare i capelli già tagliati, il barbiere mi è tornato indietro con la barba lunga.

Marziale VIII, 52, grazie a Marco Vacchetti.

Si infilava il costume da bagno

Nelle rare occasioni in cui erano insieme da soli, [Blanche] a volte knopfsi lamentava di avere freddo e gli chiedeva di mettere ancora legna nel caminetto. [Alfred] resisteva un po’, poi gettava qualche ciocco. Quindi marciava su per le scale, si infilava il costume da bagno e rimaneva così per il resto della serata.

Charles McGrath, Desk Set – How Blanche Knopf made Knopf, The New Yorker (11/4/16),  traduzione L.V., la foto viene da qui.

 

Come se le vocali fossero un’indulgenza

04_11_16-400Le Montagne rocciose offrono forse una natura più selvaggia, ma quando ci si muove da un posto all’altro non si prova il piacere dato da una cultura fortemente variegata. Nelle Alpi è ancora presente negli stili cangianti di campanili, fontane di villaggi, recinti per pecore, fienili. Si sente nei bizzarri frammenti di lingue che trapelano anche se uno è un inguaribile monolingue come me (che bello imparare che la parola tedesca per il rumore che fanno i campanacci è Gebimmel e che la parola ladina per deposito morenico è crap). Si ritrova nei menu dei ristoranti, quando lo stufato lascia il posto ai ravioli e la raclette alla robiola. Si scorge perfino nei freschi e incomprensibili segnali stradali che in Slovenia sono rappresi in grappoli di consonanti impenetrabili, come se le vocali fossero un’indulgenza.

James Lasdun, Alone in the Alps, The New Yorker (11/4/16), traduzione L.V.