La sopravvivenza del più debole

Anton_Chekhov_with_bow-tie_sepia_imageQuegli uomini potevano sognare; non potevano governare. Hanno distrutto le loro vite e le vite degli altri, erano sciocchi, deboli, futili, isterici; ma, Cechov suggerisce, benedetto è il Paese che può produrre quel particolare tipo di uomo. Hanno perso opportunità, hanno evitato l’azione, hanno passato notti insonni a progettare mondi che non potevano costruire; ma il semplice fatto che uomini simili, pieni di tale fervore, fuoco di abnegazione, purezza di spirito, elevazione morale, il semplice fatto che uomini così abbiano vissuto e probabilmente vivano ancora da qualche parte nella spietata e sordida Russia di oggi è una promessa di migliori cose a venire per il mondo – perché forse la più ammirevole fra le leggi di Natura è la sopravvivenza del più debole.

Vladimir Nabokov, Lectures on Russian Literature, Harcourt (1981), traduzione L.V. Nella foto, Anton Cechov.

Un mal di testa da orso

bear_sachalinTradizionalmente gli Ainu di Sachalin descrivevano l’intensità del mal di testa martellante paragonandolo all’andatura dell’animale a cui assomigliava di più: un mal di testa da orso era peggiore di un mal di testa da mosco siberiano. (Se un mal di testa era accompagnato da un brivido di freddo, era descritto con un’analogia alle creature marine).

Nicola Twilley, The Neuroscience of Pain, The New Yorker (2/10/18), traduzione L.V. Nella foto (Sergej Gorškov, Siberian Times) due orsi a Sachalin.

Sembrava essere omnisessuale

Leonard_Bernstein_NYWTS_1955Da giovane Leonard Bernstein era prodigiosamente dotato ed eccezionalmente bello, e andava a letto con molti uomini e anche con donne. Sembrava essere omnisessuale, un uomo dall’appetito inesauribile che lavorava e suonava tutto il giorno e gran parte della notte, con un motore che non si spegneva finché non era prossimo al collasso.

David Denby, Leonard Bernstein through his daughter’s eyes, The New Yorker (25/6/18). Nella foto (Wikipedia) Leonard Bernstein.

Ventidue lentiggini sono il minimo

gilbertNon ho nulla contro le lentiggini (in verità le trovo molto graziose nelle creature viventi) e probabilmente un apposito sondaggio potrebbe dimostrare che la maggior parte dei piccoli americani nati negli Stati Uniti è lentigginosa, oppure un altro sondaggio potrebbe forse rivelare che tutti i dirigenti di successo e tutte le belle casalinghe hanno avuto le lentiggini nella loro infanzia. Ripeto, non ho davvero niente contro le lentiggini in quanto tali. Ma penso che ci sia un notevole conformismo nell’uso che ne fanno i pubblicitari e le altre agenzie. Mi viene detto che quando un ragazzino deve andare in televisione, e non è lentigginoso o ha poche lentiggini, un corredo di lentiggini artificiali gli viene applicato in mezzo alla faccia. Ventidue lentiggini sono il minimo: otto su ciascuno zigomo e sei sul dorso del naso sbarazzino.

Vladimir Nabokov, Lectures on Russian Literature, Harcourt (1981), traduzione L.V. Nella foto Melissa Gilbert, la piccola Laura lentigginosa, ne “La casa nella prateria”.