Le rive del tempo

cover.jpg.rendition.460.707Se Newton pensava davvero che il tempo fosse un fiume come il Tamigi, allora dov’è la sua origine, e verso quale mare scorre? Ogni fiume che conosciamo deve avere rive da entrambi i lati, ma dove sono le rive del tempo?

W. G. Sebald, Austerlitz, traduzione dal tedesco di Anthea Bell, Penguin (2001). Traduzione dall’inglese L.V.

È il mio modo naturale di camminare

Goethe 1982 by Andy Warhol 1928-1987Fu in quel periodo che Goethe, quando usciva a passeggiare, cominciò a scuotere freneticamente entrambe le braccia intorno al corpo, suscitando occhiate allarmate tra i vicini. Alla fine spiegò a un amico di aver scoperto che questo dondolio esagerato delle braccia era un vestigio dell’animale a quattro zampe – dunque un’ulteriore prova che l’uomo e gli animali avevano un antenato comune. “È il mio modo naturale di camminare”, diceva, e non gliene poteva importare di meno se la società di Weimar trovava quello strano comportamento poco raffinato.

Andrea Wulf, L’invenzione della natura -Le avventure di Alexander von Humboldt, l’eroe perduto della scienza, traduzione di Lapo Berti, Luiss University Press (2017). Nella foto, Andy Warhol, Goethe (1982), Tate / National Galleries of Scotland.

 

Le gambe del tavolo

530797bdf69ace7ce740140345b46f0c--furniture-legs-furniture-styles«Le gambe del tavolo» oppure «il collo della bottiglia» originariamente erano metafore; era un linguaggio figurato; noi però oggi «le gambe del tavolo» non le sentiamo come una metafora. Le sentiamo come un termine da usare in senso letterale. È vero che la censura, per esempio, vittoriana, una censura particolarmente stupida crea i problemi laddove non ci sono: in Inghilterra, le «gambe del tavolo» venivano coperte perché potevano essere fonte di seduzione grazie all’associazione linguistica; oppure, nei menu, veniva espunta la voce «coscia di pollo» o «petto di pollo», perché suscitava immagini erotiche.

Giuseppe Pontiggia, Dentro la sera – Conversazioni sullo scrivere, Belleville Editore (2016). L’immagine viene da qui.

 

Preferiva affidarla al fruttivendolo

wulf_copertinaWeimar non aveva neanche un migliaio di case e si diceva che era così piccola che tutti conoscevano tutti. Il bestiame passava per le strade acciottolate e la posta veniva recapitata con tale irregolarità che quando Goethe voleva inviare una lettera al suo amico Schiller, che lavorava all’università di Jena, preferiva affidarla al fruttivendolo, nei suoi giri di consegna, piuttosto che aspettare il postale.

Andrea Wulf, L’invenzione della natura -Le avventure di Alexander von Humboldt, l’eroe perduto della scienza, traduzione di Lapo Berti, Luiss University Press (2017)