Per diagnosticare le diagnosi

800px-Dr._Siddhartha_Mukherjee_2011Qualche anno fa alcuni ricercatori brasiliani hanno studiato il cervello di un gruppo di radiologi esperti per capire come facevano le diagnosi. Questi esperti applicavano un “libro di regole” mentali alle immagini, o usavano “il riconoscimento di strutture ripetute o facevano un ragionamento non analitico”?
Ventiquattro radiologi erano stati invitati a valutare radiografie polmonari mentre si trovavano all’interno di macchine per la risonanza magnetica che potevano seguire le attività del loro cervello. (E qui c’è una meravigliosa serie di processi ricorsivi: per diagnosticare le diagnosi, gli esperti di immagini erano il soggetto di altre immagini).

Siddhartha Mukherjee, A.I. versus M.D. – What happens when diagnosis is automated?, The New Yorker (3/4/17), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) Siddharta Mukherjee.

In una sala di specchi diagnostici

800px-Sebastian_Thrun_World_Economic_Forum_2013Thurn prevede con leggerezza un mondo in cui riceviamo costantemente delle diagnosi. I nostri telefoni cellulari potrebbero analizzare variazioni nell’uso del linguaggio per diagnosticare l’Alzheimer. Un volante potrebbe cogliere un Parkinson incipiente attraverso piccole esitazioni e tremori. Una vasca da bagno potrebbe eseguire scansioni in serie mentre uno si lava, tramite innocue ecografie o risonanze magnetiche, per stabilire se una nuova massa in un ovaio richieda ulteriori indagini. Big Data potrebbe osservare, registrare e valutare: vivremmo nelle grinfie di un algoritmo dopo l’altro. Entrare nel mondo delle vasche da bagno e dei volanti di Thurn è come abitare in una sala di specchi diagnostici, ognuno dei quali richiede prove ulteriori.

Siddhartha Mukherjee, A.I. versus M.D. – What happens when diagnosis is automated?, The New Yorker (3/4/17), traduzione L.V. Nella foto (World Economic Forum – Urs Jaudas – Wikipedia) Sebastian Thurn.

Quei due combattenti là

Kutuzov1Si vuol fare tutto in fretta, e ciò che è fatto in fretta poi diventa lungo. […] Ma vedi, mio caro, non c’è nulla di più forte di quei due combattenti là: tempo e pazienza. Sono quelli che faranno tutto.

Michail Illarionovič Goleniščev-Kutuzov secondo Lev Nikolaevič Tolstoj, Guerra e pace, traduzione di Pietro Zvetermich, Garzanti (1994). Nella foto (Wikipedia), R.M. Volkov, ritratto di Michail Illarionovič Goleniščev-Kutuzov (1813).