L’odore dei nuovi venuti

yuval-noah-harari-breve-storia-dellumanitaQuando gli spagnoli arrivarono per la prima volta nel Messico, alcuni nativi, con bruciatori d’incenso, si incaricarono di accompagnarli dovunque andassero. Gli spagnoli pensarono che fosse un segno di onore divino. Noi sappiamo da fonti native che essi trovavano insopportabile l’odore dei nuovi venuti.

Yuval Noah Harari, Da animali a dei – Breve storia dell’umanità, traduzione di Giuseppe Bernardi, Bompiani (2016).

 

E un cane

1024px-Kiska_Island_volcanoPersino minuscoli regni europei come quelli di Scozia e di Danimarca organizzarono qualche spedizione di esplorazione e conquista in America. Ma nessuna spedizione, di esplorazione o di conquista, fu mandata in America dal mondo islamico, dall’India o dalla Cina. La prima potenza non europea che tentò di organizzare una spedizione militare in America fu il Giappone. Accadde nel 1942, quando i giapponesi conquistarono Kiska e Attu, due piccole isole al largo della costa dell’Alaska, catturando in quell’impresa dieci soldati americani e un cane. I giapponesi non si avvicinarono mai più di così al continente americano.

Yuval Noah Harari, Da animali a dei – Breve storia dell’umanità, traduzione di Giuseppe Bernardi, Bompiani (2016). Nella foto (Wikipedia) il vulcano Kiska sull’isola omonima.

A tarda notte

sixdots_braille11A tarda notte, mentre gli altri dormivano, mi chinavo sulla mia piccola lavagna di ardesia e foravo le pagine. Ho provato in centinaia di modi a semplificare il codice del capitano [N.d.T. un codice militare da cui è derivato il Braille]. Lavoravo fino a quando sentivo la schiena che si irrigidiva e le dita mi facevano male. Spesso mi sono addormentato pochi minuti prima che facesse giorno.

Louis Braille, cieco da quando aveva tre anni e inventore dell’omonimo alfabeto, citato in: Jen Bryant, Six Dots: A Story of Young Louis Braille, Knopf (2016). Nella foto un’illustrazione del libro, di Boris Kulikov. Grazie a Maria Popova, Brain Pickings.

Come se non avesse finito di dire tutto ciò che doveva

Guerra e paceIn quel momento nell’aria echeggiò un sibilo sempre più vicino, più veloce e distinto. Poi la granata, come se non avesse finito di dire tutto ciò che doveva, esplose al suolo a breve distanza dalla baracca proiettando terriccio tutt’intorno con forza disumana. La terra parve gemere sotto quel colpo inaudito.

Lev Nikolaevič Tolstoj, Guerra e pace, traduzione di Pietro Zvetermich, Garzanti (1994).

Bug

Leaning_tower_of_pisa_2 È come la torre pendente di Pisa: nei primi cinque anni è parso che potesse rimanere dritta a sufficienza, poi ha cominciato a inclinarsi. Un “bug” nel progetto originale era diventato evidente: le fondamenta erano profonde appena tre metri e il terreno era notoriamente cedevole e instabile. Purtroppo la maggior parte dei bug informatici non si trasforma in un’attrazione turistica lucrativa.

Bug, Sideways Dictionary, traduzione L.V.

Il bordo ben lavato della cicatrice

Kutuzov1«Se domani tornerà anche solo la decima parte del suo distaccamento ringrazierò Dio», aggiunse, come parlando a se stesso.
Il principe Andrej sogguardò Kutuzov e involontariamente lo colpirono, così ravvicinato, il bordo ben lavato della cicatrice sulla tempia del comandante supremo, nel punto dove la pallottola che lo aveva ferito a Izmail gli aveva forato la testa, l’orbita vuota dell’occhio mancante. «Sì, lui ha il diritto di parlare con tanta calma della morte di quesi uomini!» pensò Bolkonskij.

Lev Nikolaevič Tolstoj, Guerra e pace, traduzione di Pietro Zvetermich, Garzanti (1994). Nella foto (Wikipedia), R.M. Volkov, ritratto di Michail Illarionovič Goleniščev-Kutuzov (1813).

Nostra Madre Mosca

505Mia madre era nata a Mosca e incarnava tutte le caratteristiche di questa città: una bellezza seria e severa, una semplicità di razza, un’energia naturale, una sensibilità forte e personale, una calma solenne e maestosa, un dominio di sé quasi eroico, un misto di convenzioni tradizionali e di vera libertà spirituale. In una parola, sotto forma umana: Nostra Madre Mosca dalle pietre bianche e dalle cupole d’oro.

Vasilij Kandinskij, alla mostra Kandinskij, Il cavaliere errante, Mudec, Milano (15/3-9/7/17). Nella foto, Vasilij Kandinskij, Saint Vladimir (1911), Städtische Galerie im Lenbachhaus, Monaco di Baviera, Germania.