Nel cervello degli scrittori

2019-10-14Martin Lotze ha anche paragonato le immagini ottenute con risonanze magnetiche funzionali del cervello di scrittori dilettanti con quelle di professionisti della scrittura. Ha trovato che nel cervello dei professionisti, rispetto ai dilettanti, era più attiva una regione del cervello corrispondente al nucleo caudato sinistro. Si tratta di una struttura del mesencefalo, a forma di girino (cauda in latino significa “coda”), che nei musicisti e negli atleti professionisti è associata al livello di esperienza. Negli scrittori dilettanti i neuroni si erano invece attivati nelle aree occipitali laterali, associate all’elaborazione visiva. Scrivere bene, si potrebbe concludere, è soprattutto una questione di esercizio, come per suonare il pianoforte o per dribblare un pallone da basket. La pratica è l’unica strada per raggiungere la padronanza.

John Seabrook, The Next Word, The New Yorker (14/10/2019), traduzione L.V. 

Ordinerò agli ingegneri di essere onesti

867-3– Hai preparato il nuovo preventivo?
– L’ho preparato, Maestà.
– Quanto?
– Cinquasette milioni, Maestà.
– Quarantacinque; nemmeno una parola di più. I denari non piovono dal cielo.
Si trattava dei denari preventivati per la nuova ferrovia di Nicola. Il preventivo iniziale era stato respinto. I lavori, in generale, erano stati condotti secondo i prezzi correnti.
L’imperatore guardò fissamente Klejnmichel.
– Ordinerò agli ingegneri di essere onesti.

Jurij Tynjanov, Il giovane Vitušišnikov, in Il sottotenente Summenzionato, Traduzione di Renzo Oliva, Giuliana Raspi, Sellerio (1986)

Pur di evitare di mettersi a scrivere

2019-10-14Gli scienziati hanno idee differenti su come acquisiamo la lingua parlata. All’idea che siamo tabulae rasae molti preferiscono l’ipotesi che le nostre abilità verbali abbiano una base evolutiva e biologica. Tutti però concordano sul fatto che impariamo la lingua in gran parte con l’ascolto. Scrivere è certamente un’abilità appresa e non un istinto: semmai, come mi hanno insegnato anni di esperienza professionale, l’istinto è di guardare Twitter, passare l’aspirapolvere, finire le parole crociate del Times o fare qualunque altra cosa pur di evitare di mettersi a scrivere. A differenza della scrittura, il parlare non ha bisogno di un certo numero di bozze prima che “funzioni”. L’incertezza, l’ansia, la paura e la fatica mentale sono tutti stati d’animo presenti alla scrittura; parlare, invece, è facile, spesso piacevole e per lo più automatico e inconsapevole.

John Seabrook, The Next Word, The New Yorker (14/10/2019), traduzione L.V. 

Ne aveva sepolti cinque o sei

978880467799HIG-768x1190Sembrava che l’anziana regina sarebbe vissuta in eterno. Giorno dopo giorno si alzava e partiva per lunghe ed energiche passeggiate nei giardini e nelle riserve di caccia, sfiancando con la sua andatura svelta gli attendenti che malvolentieri la seguivano. Faceva «grandi camminate fuori del parco e all’intorno», incedendo con l’energia «di una diciottenne» e se per caso pioveva o tirava vento, o il suolo era brinato, tanto meglio. I consiglieri la osservavano con beffarda incredulità, la sua figura allampanata piegata dal vento, le gonne voluminose sferzate dall’aria, ben consci di non poterla dissuadere da quell’esercizio risoluto, qualunque cosa dicessero.
I medici dicevano, semplicemente, che se non era l’età a ucciderla, ci avrebbero pensato tutte quelle fatiche. Ma i medici andavano e venivano (Elisabetta ne aveva sepolti cinque o sei negli ultimi anni), mentre lei andava avanti, strenuamente, godendo di un piacere perverso nel vedere come il suo arduo regime sconcertasse tutti quelli che le stavano intorno.

Carolly Erickson, Elisabetta I, Mondadori (1999)

Ha iniziato a sostituire i traduttori umani

2019-10-14La traduzione automatica, un sogno persistente dei ricercatori di intelligenza artificiale, fino a tre anni fa era troppo prona a errori perché la si potesse utilizzare per qualcosa di più preciso dell’approssimazione del significato delle parole in un’altra lingua. Da quando Google Translate è passato alla traduzione automatica neurale, nel 2016, ha iniziato a sostituire i traduttori umani in determinati settori, per esempio in medicina. I risultati pubblicati sugli Annals of Internal Medicine di uno studio recente hanno mostrato che Google Translate, per quanto riguarda le revisioni sistematiche su cui sono basate le decisioni in materia sanitaria, fa traduzioni sufficientemente accurate e affidabili di testi di studi clinici da altre lingue in inglese.

John Seabrook, The Next Word, The New Yorker (14/10/2019), traduzione L.V. 

Forse con la prevalenza dell’operetta

cover__id934_w800_t1465131703.jpg&Una seria attività non viene da sé ma si ottiene solo con una ricerca ostinata e con una preparazione, se non completa, almeno tale da aiutare la ricerca stessa. Ma a queste esigenze non corrispondevano né il temperamento né l’educazione di Annin’ka. Il suo temperamento non si distingueva per passionalità, ma solo si agitava un po’; mentre il materiale accumulato con l’educazione, era così scarsamente sostanzioso che non poteva servire da base per una seria attività. La sua educazione era, per così dire, di carattere collegiale-operettistico, forse con la prevalenza dell’operetta.

Michail Saltykov-Scedrin, I signori Golovlëv, traduzione di Ettore Lo Gatto, Quodlibet (2014)

Vuol dire che anche lì ci sono le gerarchie

cover__id934_w800_t1465131703.jpg&– Avete un grosso stipendio come attrici? – entrò in conversazione la moglie del pop.
Il padre si perse completamente e fece con gli occhi un cenno in direzione di sua moglie. Si aspettava che Annin’ka si offendesse, ma Annin’ka non si offese e senza alcuna affettazione rispose:
– Adesso prendo centocinquanta rubli mensili, e mia sorella cento. Poi abbiamo dei premi: in un anno riceviamo, tra tutte e due, circa seimila rubli…
– E perché vostra sorella riceve di meno? Ha forse minori qualità? – continuò a curiosare la moglie del pop.
– No, mia sorella ha un altro genere. Io ho la voce, io canto, e questo piace di più al pubblico; mia sorella, che ha la voce più debole, recita nei vaudevilles.
– Vuol dire che anche lì ci sono le gerarchie come qui, pop, diacono, chierico…

Michail Saltykov-Scedrin, I signori Golovlëv, traduzione di Ettore Lo Gatto, Quodlibet (2014)

Doveva essere settembre o ottobre

imagesQualche mese prima, doveva essere settembre o ottobre, una sera che già erano accese le luci, lui, Antonio passava a piedi appunto per corso Garibaldi di ritorno dal suo studio, per tornarsene a casa in piazza Castello. Passato il largo della Foppa, verso il centro, la strada assume una grande intensità di Milano. Le case per lo più vecchie o vecchissime, da una parte e dall’altra. I negozi uno dopo l’altro. Anditi bui che si ingolfano verso tetri e strani cortili. Ma i marciapiedi formicolano di gente e non è quel fermento incomprensibile squallido e quasi disperato che alla sera si espande per esempio in certi quartieri di Napoli, è una animazione piena di vita, popolaresca, gaia, non miseria, attesa e abbandono, fretta se mai, preoccupazione di non arrivare in tempo. E le facce – sarà magari un’impressione – sembrano meno tirate, ansiose e atone che in tante altre contrade della città, anche più centrali, ricche e moderne.

Dino Buzzati, Un amore, Mondadori (1963)

E ne conservava un buon ricordo

cover__id934_w800_t1465131703.jpg&Ulituška nella casa di Golovlëvo aveva incarico di farmacista e di medico. Quanti cataplasmi e mignatte aveva applicato e, in particolare, quanti clisteri aveva fatto in vita sua! Aveva fatto clisteri al vecchio Vladimir Michailyč, alla vecchia padrona Arina Petrovna, ai giovani signorini tutti fino all’ultimo, e ne conservava un buon ricordo.

Michail Saltykov-Scedrin, I signori Golovlëv, traduzione di Ettore Lo Gatto, Quodlibet (2014)