Una mina vagante

20150831_000752Il Dr. Sacks ha cominciato la sua carriera in medicina facendo il ricercatore, ma ha rinunciato presto, ammettendo di non avere né la personalità adatta, né una sufficiente coordinazione visuomotoria fra gli occhi e le mani. “Perdevo i campioni,” aveva detto in un’intervista nel 2005. “Rompevo le macchine. Alla fine mi hanno detto: ‘Sacks, sei una mina vagante. Vattene. Occupati dei pazienti, che sono meno importanti’”.

Gregory Cowles, Oliver Sacks Dies at 82, The New York Times (30/8/15), traduzione e foto L.V.

Cara mina vagante, avevamo una cosa in comune io e te: due goffi in laboratorio. Quante cose ho imparato nei tuoi libri. Alcuni li ho pure persi. E di imparare da te non ho finito. Grazie Dr. Sacks.

Povera gente

20150805_150958Gogol’ fa affondare i suoi impiegati in un universo inabitabile dove non c’è spazio per la pietà: Dostoevskij crede alla catena che lega gli uomini e li fa lottare l’uno accanto all’altro per la sopravvivenza.

Fausto Malcovati, Introduzione a Povera gente di Fëdor Dostoevskij (BUR 2004). Nella foto, il cappello di Dostoevskij, fotografato da L.V. nella casa-museo a Pietroburgo.

A labbra attaccate

nobleI primi visitatori giapponesi in Europa, intorno al 1900, dovettero far riferimento a persone che «si leccavano» (nameru) le une con le altre, o a «labbra attaccate» (seppun): descrivevano l’abitudine occidentale, per loro stupefacente, di baciarsi pubblicamente per scambiarsi gli auguri.
[…]
Il giapponese moderno, per il bacio, ha un verbo, kisu-suru, preso a prestito dall’inglese kiss. Le incomprensioni ebbero luogo in entrambe le direzioni: alcuni occidentali credettero addirittura che i giapponesi non si baciassero mai.

Denis Noble, La musica della vita, p. 55, traduzione di Stefano Ravaiolo, Bollati Boringhieri (2009)

Alla foce di un fiume

20150806_172124Questa «finestra sull’Europa», come Pietroburgo fu chiamata da qualche anima gentile dell’Illuminismo, questa «città tutta inventata», come in seguito ebbe a definirla Dostoevskij, situata alla latitudine di Vancouver, alla foce di un fiume che ha la larghezza dello Hudson tra Manhattan e il New Jersey, era ed è bella di quel tipo di bellezza che può essere il frutto della follia – o che cerca di nascondere questa follia.

Iosif Brodskij, Fuga da Bisanzio, p. 79 (Adelphi 1987). Nella foto (L.V.) Pietroburgo è seduta sulla foce della Neva, larga come quella dello Hudson tra Manhattan e il New Jersey.

In sogno

20150805_165521Nero e duro distacco
che io sopporto al pari di te.
Perché piangi? Dammi meglio la mano,
prometti di ritornare in sogno.
Noi siamo come due monti…
non ci incontreremo più a questo mondo.
Se solo, quando giunge mezzanotte,
mi mandassi un saluto con le stelle…

1946

Anna Achmatova, La corsa del tempo – Liriche e poemi, a cura di Michele Colucci, p. 249, Einaudi (1992). Nella foto (L.V.): Pietroburgo, un particolare della stanza nella casa della Fontanka dove Anna Achmatova incontrò Isaiah Berlin nel 1945-46, se ho capito bene.