Camminando nel fuoco

cover_180402_1200Una delle maggiori difficoltà della percezione, si rese conto Clark, era che troppi segnali sensoriali continuavano ad arrivare perché si potesse assimilarli tutti. La mente doveva scegliere. E non era nel ramo della raccolta di dati fine a se stessa: lo scopo originale di percepire il mondo era di aiutare una creatura a sopravvivervi. Ai fini della sopravvivenza, ciò che era necessario non era un quadro completo del mondo ma uno che potesse essere utile – uno che guidasse l’azione. Un cervello aveva bisogno di sapere se una cosa era normale o strana, utile o pericolosa. Il cervello doveva inferire tutto ciò, e doveva farlo molto rapidamente, o il suo corpo sarebbe morto – cadendo in un buco, camminando nel fuoco, essendo mangiato.

Larissa MacFarquhar, The Mind-Expanding Ideas of Andy Clark, The New Yorker (2/4/18), traduzione L.V.

E muovendosi scopriva il mondo

cover_180402_1200Il movimento, perfino nell’ambito dell’A.I, non era considerato solo come una funzione pratica inferiore che poteva essere innestata, in una fase successiva, su una capacità di ragionamento astratto. La linea tra azione e pensiero era più sfocata di quanto sembrasse. Una creatura non pensava per muoversi: si muoveva e basta, e muovendosi scopriva il mondo che poi formava il contenuto dei suoi pensieri.

Larissa MacFarquhar, The Mind-Expanding Ideas of Andy Clark, The New Yorker (2/4/18), traduzione L.V.

Invece di agnellini e lillà

d0f86aa7f0df06aa0c4f9a24a3a944f4_w240_h_mw_mh_cs_cx_cyDopo aver considerato lungamente i pro e i contro scelsi la figlia di un medico polacco: il brav’uomo mi stava curando i capogiri e la tachicardia. Giocavamo a scacchi: la figlia mi osservava da dietro il cavalletto, e inseriva occhi o nocche attinti da me nella porcheria cubistica che a quei tempi le signorine istruite dipingevano invece di agnellini e lillà.

Vladimir Nabokov, Lolita, Adelphi traduzione di Giulia Arborio Mella (1993)

Le cose che i bambini piccoli trovavano facili

cover_180402_1200Nei primi tempi dell’A.I., l’intelligenza era perlopiù considerata come la capacità di fare cose che i ricercatori stessi trovavano difficili, come dimostrare teoremi e giocare a scacchi. Le cose che i bambini piccoli trovavano facili, come camminare senza sbattere contro i muri, o distinguere un animale di pezza da un tavolo, non si pensava che richiedessero alcun tipo interessante di intelligenza. Ma poi alcuni ricercatori hanno iniziato a costruire robot, e hanno scoperto che programmare le abilità infantili come camminare era estremamente difficile, più difficile degli scacchi.

Larissa MacFarquhar, The Mind-Expanding Ideas of Andy Clark, The New Yorker (2/4/18), traduzione L.V.

Un dio tra le verdure

asparagus-bundleIn Gran Bretagna, dove vivo, l’asparago è un dio tra le verdure. Viene salutato con vera riverenza in primavera, come se nulla di buono da mangiare fosse disponibile da mesi. Con un profondo sospiro di sollievo alla fine di un lungo inverno di tuberi, cavoli e ancora tuberi, finalmente adocchiamo quei freschi germogli verdi, e tutti sono contenti.
Può sembrare un’esagerazione, ma temo di avere preso anch’io questo virus, dopo più di vent’anni in Gran Bretagna.
La stagione breve – poco più di otto settimane – e l’idea che questa prelibatezza sia qualcosa che “noi” facciamo veramente bene, conferiscono agli asparagi uno status speciale. Sì, i pomodori crescono in Gran Bretagna, ma non saranno mai buoni come quelli italiani, e lo sappiamo tutti. Anche i cavoli britannici e i tuberi sono eccellenti, ma sono alimenti di base per la maggior parte dell’anno, e col senso di familiarità che generano spesso c’è un po’ di disprezzo.
Quindi adesso anch’io mi eccito quando ad aprile i primi mazzi di asparagi locali compaiono dal mio fruttivendolo. Anch’io li afferro con entrambe le mani e li getto il più velocemente possibile in una pentola. Anch’io inizio a dare lezioni a chiunque mi ascolti sullo splendore del nostro eroe locale…

Yotam Ottolenghi, A God Among Vegetables, The New York Times (6/3/18), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) un mazzo di asparagi.