In un’inconfondibile posa da gufo

vignette_hibouNella grotta di Chauvet, nel Sud della Francia, c’è un gufo comune inciso con cura nella tenera pietra del soffitto. Semplici linee segnate con abilità mostrano l’uccello che si guarda dietro le spalle piumate, in un’inconfondibile posa da gufo. L’immagine è una di migliaia, un pezzo minore nella collezione di petroglifi e pittogrammi che fanno di Chauvet, Lascaux e altre caverne vicine un tesoro di arte preistorica. Spettrali ed evocativi, questi antichi animali, i loro disegni e le loro figure, sono stati creati con tale perizia da spingere Pablo Picasso a lamentarsi: “In 12.000 anni non abbiamo imparato nulla”. In realtà le incisioni rupestri di Chauvet risalgono a oltre 30.000 anni fa, il che fa di quel piccolo gufo la più antica rappresentazione al mondo di un uccello.

Thor Hanson, Feathers, Basic Books (2011), traduzione L.V. Nella foto (archeologie.culture.fr/chauvet) l’immagine del gufo incisa nella roccia della grotta di Chauvet.

La zolla benedetta

Nine Pints.inddIl vuoto dell’ignoranza lascia molto spazio ai ciarlatani, e a ogni pandemia si scatena una miscela di terrore e ingenuità. Nell’Irlanda del diciannovesimo secolo, per battere la nuova, orribile epidemia di colera, un vescovo escogitò uno schema a piramide, in cui gli irlandesi dovevano bruciare “terra benedetta”, per poi consegnarla, correndo, ad altre sette abitazioni. Ciò li avrebbe risparmiati dal colera, e stremato molti irlandesi. Uno corse per cinquanta chilometri prima di trovare una casa che non aveva ancora ricevuto la zolla benedetta.

Rose George, Nine Pints, Metropolitan Books (2018), traduzione L.V. 

Più di un quadrilione di genomi di HIV sul pianeta

HIV-Lukejerram-for-webL’HIV non è finito. Sam Wilson, del Centro per la ricerca sui virus di Glasgow, afferma: “La cosa che mi colpisce di più quando faccio lezione agli studenti universitari è che per loro l’AIDS è ormai una lezione di storia”. Sono disponibili più di trenta farmaci antiretrovirali. Ma ci sono più di un quadrilione di genomi di HIV sul pianeta, secondo le stime di Vincent Racaniello. Quant’è un quadrilione? Troppi zeri per capire, lo abbreviamo a 1015. La matematica è meno importante di questo fatto: in quel quadrilione ci sono genomi resistenti a tutti i farmaci che abbiamo attualmente a disposizione e l’HIV continua a mutare.

Rose George, Nine Pints, Metropolitan Books (2018), traduzione L.V. Nella foto una scultura del virus HIV di Luke Jerram.

 

Proviene da vene americane

Nine Pints.inddIl sangue di origine umana e animale è il tredicesimo prodotto più commercializzato al mondo, per un giro d’affari di 252 miliardi di dollari. La maggior parte è costituita da derivati ​​del plasma, provenienti perlopiù dagli Stati Uniti, il maggiore esportatore di plasma. Nel 2016 la categoria “sangue umano e animale” – comprendente soprattutto emoderivati – ha fatto guadagnare agli Stati Uniti 19 miliardi di dollari, una cifra simile a quella ottenuta dalla vendita di auto di medie dimensioni o di semi di soia. Il direttore di un’associazione di banche del sangue, gli America’s Blood Centers, ha parlato di OPEC del plasma. La metà del plasma usato per medicinali in Europa proviene da vene americane.

Rose George, Nine Pints, Metropolitan Books (2018), traduzione L.V. 

De-prescrivere

2019_04_08Dorian Deshauer, psichiatra e storico dell’Università di Toronto, ha scritto che la teoria dello squilibrio chimico, diffusa negli anni Ottanta e Novanta, “ha creato la percezione che l’uso a lungo termine, anche per tutta la vita, di psicofarmaci avesse senso logico”. Ma gli psicofarmaci sono introdotti sul mercato dopo studi clinici che durano tipicamente meno di dodici settimane. Pochi studi seguono pazienti che assumono i farmaci per più di un anno. Allen Frances, professore emerito di psichiatria alla Duke University, che nel 1994 ha presieduto la task force per la quarta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), mi ha detto che le domande su come disabituare i pazienti ai farmaci – una pratica nota come “de-prescrivere” – erano state trascurate dagli esperti. Frances ha detto che “rispetto a prescrivere, de-prescrivere richiede ben più capacità, tempo, impegno e conoscenza del paziente”. Frances sottolinea ciò che ha definito un “crudele paradosso: da un lato c’è un’ampia popolazione di pazienti gravi, con malattie severe, che ha davvero bisogno dei farmaci” e non ha accesso ai trattamenti o li evita a causa dello stigma sociale. Dall’altro lato, molti altri pazienti meno gravi sono “soggetti a una prescrizione eccessiva, e continuano a prendere farmaci per anni”. Non ci sono quasi studi su come o quando abbandonare gli psicofarmaci, una situazione che ha creato quello che lui chiama “un esperimento nazionale di salute pubblica”.

Rachel Aviv, The Challenge of Going Off Psychiatric Drugs, The New Yorker (8/4/19), traduzione L.V.