Sepolto sulla Piazza Rossa accanto al muro del Cremlino

DSCF5939Gli spettatori della tarda era sovietica si erano abituati a un pesante lessico di burocratese e propaganda al limite dell’assurdo. Nel suo libro sui paradossi dell’epoca, “Everything Was Forever, Until It Was No More”, Alexei Yurchak, un antropologo russo-americano, descrive come, per decenni, durante i funerali dei dignitari sovietici, trasmessi alla televisione, gli annunciatori dicevano che l’ufficiale era stato “sepolto sulla Piazza Rossa accanto al muro del Cremlino”. Alla fine lo spazio nella piazza divenne scarso e i funzionari di alto rango furono invece cremati e le loro ceneri collocate all’interno del muro stesso. Gli spettatori potevano vedere che l’azione visibile nella loro televisione non corrispondeva al commento e alcuni linguisti di Stato presentarono una petizione al Comitato centrale perché il testo fosse aggiornato. Incredibilmente l’appello fu respinto. “Dal momento che nulla della rappresentazione del mondo era verificabile come vero o falso, l’intera realtà era diventata priva di fondamento”, scrive Yurchak.

Joshua Yaffa, The Kremlin’s Creative Director, The New Yorker (9/12/19), traduzione L.V. Nella foto (L.V.) lapidi nel muro del Cremlino.

Matto come un cappellaio

9780199652723.jpegCertamente nel diciannovesimo secolo i sintomi dell’avvelenamento da mercurio – incluso lo sviluppo di tremori muscolari e i cambiamenti nelle facoltà mentali e nel comportamento – furono riconosciuti in varie professioni. Un esempio ben noto è la produzione di cappelli, in cui il nitrato di mercurio veniva abitualmente utilizzato per infeltrire il pelo di coniglio. L’esposizione frequente alla sostanza diede origine alla condizione nota come “tremore dei cappellai” e all’espressione “matto come un cappellaio”; tali casi probabilmente influenzarono Lewis Carroll nel suo ritratto del cappellaio di Alice nel paese delle meraviglie.

Peter Wothers, Antimony, Gold, and Jupiter’s Wolf – How the elements were named, Oxford University Press (2019), traduzione L.V.

 

È incantevole!

Anton_Chekhov_with_bow-tie_sepia_imageFra le opere di Čechov, Tolstoj preferiva di gran lunga i racconti. A Jasnaja Poljana, seduto alla gran tavola rotonda sotto l’abat-jour bianca, ce li leggeva volentieri. Era un eccellente lettore mio padre, ma leggendo Čechov s’interrompeva spesso, preso da un riso incontenibile e contagioso.
«È incantevole!» diceva ridendo fino alle lagrime. «Come mai Čechov non si rende conto che la sostanza più rara e più preziosa della sua arte è l’umorismo? Un umorista della sua forza è cosa rara».

Tatiana Tolstoj, Anni con mio padre, Jouvence (2019). Nella foto, Anton Čechov.

La possibilità che le macchine per il voto siano hackerate

Voting_machine,_Seattle,_1971In uno studio pubblicato a dicembre da Interos, una società di gestione del rischio, vi sono dubbi sulla sicurezza dell’hardware utilizzato nelle macchine per il voto. Due terzi delle società che forniscono componenti essenziali per le macchine per il voto hanno uffici in Russia e Cina, dove le aziende straniere sono regolarmente tenute a fornire ai funzionari della sicurezza informazioni tecniche sensibili, incluso in alcuni casi il codice del software.
Società di proprietà cinese producono circa un quinto dei componenti delle macchine per il voto. Ciascuna di queste parti offre un’opportunità di interferenza straniera. “C’è stata un’attenzione insufficiente alla possibilità che le macchine per il voto siano hackerate”, ha dichiarato David Dill, fondatore della Verified Voting Foundation.

Matthew Rosenberg, Nicole Perlroth e David E. Sanger, ‘Chaos Is the Point’: Russian Hackers and Trolls Grow Stealthier in 2020, The New York Times (10/1/20), traduzione L.V. Nella foto (Wikimedia) una macchina per il voto a Seattle nel 1971.

Temeva di disturbare

Tolstoy_and_chekhovMio padre stimava Čechov come scrittore e come uomo. Ricordo quell’uomo modesto, dallo sguardo attento, che più che parlare ascoltava. Aveva esitato molto prima di decidersi a visitare Tolstoj perché, sapendo come il tempo fosse prezioso per uno scrittore, temeva di disturbare. Tuttavia fin dal primo incontro sentirono una tale simpatia reciproca che Čechov, nonostante la sua modestia, finì col capire che le sue visite erano gradite a Tolstoj.

Tatiana Tolstoj, Anni con mio padre, Jouvence (2019). Nella foto (Wikipedia) Anton Čechov e Lev Tolstoj a Yalta (1900).

La possibilità di essere spiati

Cat_feederAcquistare un nuovo tostapane, nuovi altoparlanti, una nuova auto, un forno a microonde o persino delle lampadine richiede non solo il confronto di specifiche e prezzi, ma la valutazione se la praticità o il piacere offerti dal gadget supereranno la possibilità di essere spiati.

Sam Biddle, Letter of Recommendation: Dumb Robot Vacuums, The New York Times (31/12/2019), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) una mangiatoia per gatti collegata a internet.

Appena vedo quelle piume svolazzanti

2c8e1428fa5e54aea154cf07f341b51a--ride-a-bike-bicycle-raceMio padre amava tutti gli sport. Verso la fine del secolo scorso, quando vennero di moda le prime biciclette, ne acquistò una. Era inverno, così andò a esercitarsi al maneggio di Mosca.
«Accadde una cosa strana,» raccontava. «Mi basta vedere un ostacolo per sentirmi irresistibilmente attirato nella sua direzione fino ad andarci contro. È il caso di una grossa signora che come me sta imparando ad andare in bicicletta. Ha un cappello piumato. Appena vedo quelle piume svolazzanti la mia bicicletta si dirige irresistibilmente verso quella signora. Lei allora comincia a strillare cercando di sfuggirmi, ma invano. Se non faccio in tempo a mettere un piede a terra non riesco a evitare lo scontro e la faccio cadere. Mi è capitato più di una volta. Così adesso cerco di andare al maneggio quando penso di non trovarla. E mi domando,» aggiungeva, «se non sia per una legge fatale che le cose che cerchiamo di evitare ci attirino di più».

Lev Tolstoj, Diario (7/4/1847), citato da Tatiana Tolstoj in Anni con mio padre, Jouvence (2019). Nella foto (viene da qui), Lev Tolstoj, Sof’ja Tolstaja e la bicicletta.