Scalda-corpo

51D9xWuJ1gLCon il permesso della nonna andai a rovistare nell’armadio della stanza sul retro, dove con grande stupore trovai una telogrejka verde. Il nome, letteralmente, significa scalda-corpo. Ne avevo viste in vecchie fotografie, addosso agli operai sovietici, o ai detenuti dei gulag: erano giacconi da lavoro con uno strato verde esterno imbottito di lana o cotone o qualsiasi materiale che i produttori avessero a disposizione. La cosa più importante è che tenevano caldo.

Keith Gessen, Un paese terribile, traduzione di Katia Bagnoli, Einaudi (2019). Nella foto, una telogrejka.

 

Permetteva agli inserzionisti di discriminare i visitatori

2019_12_02Più McNamee ascoltava i critici della Silicon Valley e più si allarmava: aveva saputo che Facebook consentiva ai software di riconoscimento facciale di identificare gli utenti senza il loro consenso e permetteva agli inserzionisti di discriminare i visitatori. (Le società immobiliari, ad esempio, avrebbero potuto escludere le persone di determinate etnie dal vedere i loro annunci).

Brian Barth, Big Tech’s Big Defector, The New Yorker (2/12/19), traduzione L.V.

È quello che accade a un bastone immerso nell’acqua

celine_mlFar passare il linguaggio parlato in letteratura – non è questione di stenografia – Alle frasi, ai periodi, occorre imprimere una certa deformazione, un artificio tale che quando uno legge il libro gli sembri che gli si stia parlando all’orecchio – Si arriva a questo mediante una trasposizione di ciascuna parola che non è mai del tutto quella che ci si aspetta, una sorpresina. È quello che accade a un bastone immerso nell’acqua; perché appaia dritto bisogna spezzarlo un pochettino prima di immergerlo, deformarlo preventivamente, se così si può dire. Un bastone regolarmente diritto invece, immerso in acqua, allo sguardo sembra piegato. Lo stesso vale per il linguaggio – il più vivace dei dialetti, stenografato, risulta sulla pagina piatto, complicato e pesante – Volendo rendere per scritto l’effetto di spontaneità della vita parlata bisogna torcere la lingua in puro ritmo, cadenza, parole, ed è una sorta di poesia che produce un grande sortilegio – l’impressione, il fascino, il dinamismo – e poi occorre scegliere il proprio soggetto – Non tutto si può trasporre.

Louis-Ferdinand Céline, in lettera a Milton Hindus, 1947, in Céline, ovvero lo scandalo di un secolo, di Ernesto Ferrero, postfazione a Viaggio al termine della notte, traduzione di Ernesto Ferrero, Corbaccio (1992)

Falla vedere agli amici

L0001909 Portrait of Michel de Montaigne.Non te la prendere, mia cara moglie! Bisogna che ti consoli!… S’aggiusterà!… Tutto s’aggiusta nella vita… E poi d’altronde ho proprio trovato ieri tra le vecchie carte d’un amico mio una certa lettera che Plutarco mandava anche lui alla moglie in circostanze del tutto analoghe alle nostre… E l’ho trovata così ben scritta la sua lettera mia cara moglie, che te la mando la lettera!… È una bella lettera! Peraltro non te ne voglio privare più a lungo, spero che mi darai notizie su come guarire la tua pena!… Mia cara sposa! Te la mando la lettera bella! È un po’ speciale come lettera quella di Plutarco!… Si può ben dirlo! Non finisce mai d’interessarti!… Ah! no! Prendine conoscenza mia cara moglie! Leggila bene! Falla vedere agli amici. E rileggila ancora! Sono proprio tranquillo adesso! Sono certo che ti rimette a posto!… Il tuo affezionato marito. Michel

Michel de Montaigne, citato da Louis-Ferdinand Céline in Viaggio al termine della notte, traduzione di Ernesto Ferrero, Corbaccio (1992). Nella foto (Wikipedia, Wellcome Collection) ritratto di Michel de Montaigne.