Mentre noi battevamo i denti pensando con nostalgia alle FFSS

Vittorio_Sereni_1975bCi venne a prendere con la sua Giulietta blu alla stazione Garibaldi di Milano, una gelida sera di fine febbraio o principio di marzo. Sulla macchina c’era già il responsabile ticinese del programma, il suo amico Grytzko Mascioni, che non conoscevamo; e tutti e quattro partimmo per Lugano sotto un cielo gonfio di nubi malauguranti. Poco dopo infatti cominciò a nevicare, il tergicristallo della Giulietta si produsse in una breve, stridula agonia e si fermò del tutto. Avremmo scommesso qualsiasi somma sull’annichilita confusione di Sereni; che, invece, come divertito, stimolato dall’imprevisto, invitò quello di noi che gli sedeva accanto ad abbassare il vetro e tentare di azionare il congegno con la mano sporgendosi all’infuori. Così, perigliosamente, procedemmo. La neve entrava turbinando nella macchina, ma mentre noi battevamo i denti pensando con nostalgia alle FFSS, il pilota, sdegnoso della tormenta, tutto proteso in avanti, le mani strette al volante, seguiva l’esiguo alone dei fari con un sorriso eccitato, entusiastico.

Fruttero & Lucentini, Il cretino, Mondadori (2012). Nella foto (Wikipedia) Vittorio Sereni.

 

Vescovo marino

Sea_bishopEra opinione comune nel Medioevo che ogni animale terrestre avesse una controparte nel mare: cavalli e cavallucci marini, leoni e leoni di mare, vescovi e … vescovi marini. Questo pescioso ministro, descritto nella Historiae animalium di Konrad von Gesner (1558) si dice che sia stato avvistato al largo della costa polacca (ma sembra che sia appena uscito dal set di Doctor Who).

Lucy Cooke, The Unexpected Truth About Animals, Doubleday (2017), traduzione L.V. Nella figura (Wikipedia), vescovo marino, da Historiae animalium di Konrad von Gesner (1558).

Immensi piatti di spaghetti

Alberto_Sordi_-_scena_degli_spaghetti_-_Un_americano_a_Roma_(1954)Nel 1957 era ancora possibile presentare dei malviventi in una luce affettuosa, dice Scarpelli, e raccontare le loro gesta in un tono divertito. Era, in fondo, una metafora dell’Italia di allora, sulla soglia della «civiltà moderna» ma con una gran fame arretrata da smaltire, le pezze e gli stracci smessi da poco. È straordinario quanta parte abbia avuto la fame nel cinema comico italiano di quegli anni, non mancava mai una scena con sfilatini enormi, immensi piatti di spaghetti, e l’eroe che si giocava il posto, l’avvenire, o rinunciava a una procacissima bionda, per una zuppiera di pasta e fagioli, una pizza dal diametro monumentale.

Fruttero & Lucentini, Il cretino, Mondadori (2012). Nella foto (Wikipedia) Alberto Sordi in “Un americano a Roma” diretto da Steno (1954).

Se la situazione ti impedisce di contare ciò che importa

ReflectionSocialArtDato che in Vietnam non c’era un fronte come nella Prima e nella Seconda guerra mondiale, dato che nessuna posizione era mai permanentemente vinta o persa, il comando militare americano in Vietnam – MACV – ricorse sempre più a una misura unica e macabra di successo presunto: la conta dei cadaveri, la conta dei morti.
JAMES WILLBANKS, storico dell’Esercito statunitense:
“Il problema in guerra sono spesso le metriche. Se la situazione ti impedisce di contare ciò che importa, allora diventa importante ciò che puoi contare. In questo caso particolare, i corpi morti dei nemici erano ciò che si poteva contare.
JOE GALLOWAY, giornalista:
“Con la conta dei morti non ottieni dettagli, ottieni numeri. E i numeri dicono spesso delle bugie. Se la conta dei corpi è la tua misura del successo, allora stai spingendo altri uomini onorevoli, altri guerrieri, a diventare dei bugiardi”.
ROBERT GARD, ex luogotenente generale dell’Esercito statunitense:
“Se contare i corpi è la misura del successo, allora c’è la tendenza a contare ogni corpo come un soldato nemico. C’è la tendenza ad accumulare pile di corpi, e forse a usare meno discriminazione nella potenza di fuoco pur di raggiungere il risultato che si è incaricati di cercare di ottenere”.

Ken Burns & Lynn Novick, The Vietnam War, PBS (settembre 2017), traduzione L.V.

Questa non è fantascienza

Yuval_Noah_Harari_photoHarari ha iniziato a descrivere le future intrusioni tecnologiche e Pinker ha  controbattuto, facendo riferimento agli onnipresenti “teleschermi” che monitorano i cittadini in “1984” di Orwell. Oggi, ha detto Pinker, sarebbe “banale” installare tali dispositivi: “In ogni stanza ci potrebbe essere una telecamera azionata dal governo. Avrebbero potuto farlo decenni fa. Ma non lo hanno fatto, certamente non in Occidente. E quindi la domanda è: perché non lo hanno fatto? In parte perché il governo non aveva molto interesse a farlo. In parte perché ci sarebbe stata una resistenza sufficiente a non permettere che ciò potesse accadere in una democrazia”.
Harari ha affermato che, in passato, i dati generati da tali dispositivi non avrebbero potuto essere elaborati; il K.G.B. non avrebbe potuto assumere abbastanza agenti. L’intelligenza artificiale rimuove questa barriera. “Questa non è fantascienza”, ha detto. “Sta accadendo in varie parti del mondo. Sta succedendo ora in Cina. E sta succedendo ora nel mio paese, in Israele”.

Ian Parker, Yuval Noah Harari’s History of Everyone, Ever, The New Yorker (17 & 24/2/2020), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) Yuval Noah Harari.

A chi toccherà?

COP_Best Sellers_GRANDI-Fruttero.inddL’onorevole Lopesce cammina compunto sulla ghiaia del cimitero in mezzo ai suoi onorevoli colleghi, tutti vestiti, come lui, di scurissimo blu. La mesta e solenne cerimonia è terminata. Ci sono stati cinque discorsi commemorativi (compreso il suo) e tutti gli oratori (lui compreso) hanno definito l’onorevole Logatto – che i becchini stanno ultimando di ricoprire con rapide, esperte palate di terra – un «insostituibile punto di riferimento» nel partito e nella vita politica italiana.
Insostituibile, pensa l’onorevole, per modo di dire. In realtà, tutti (lui compreso) non hanno in testa altro che la sostituzione, mentre procedono in silenzio verso i cancelli scambiandosi occhiate ricurve e affilate come falci. A chi toccherà?
Non a quel vecchio trombone di Lorango, ormai fuorigioco. E neppure a Loserpe, troppo in odore («fetore», sarebbe la parola) di mafia e P2. Ma potrebbe essere venuto il momento di Loragno, che da anni manovra, intriga, intrallazza dalla destra alla sinistra.  O anche di Lotonno, che sa vendere un suo carisma (fasullo) di galantuomo integerrimo. A meno che Locorvo e Loratto, i mortali nemici, non si coalizzino con quella nullità di Lomerlo per sostenere quella carogna di Lombrico…
L’espressione funerea sul volto dell’onorevole Lopesce non è più di circostanza. Camminando tra le due file di cipressi gli pare di seguire il feretro della sua grande, ma legittima, ma sacrosanta ambizione: diventare lui un insostituibile punto di riferimento per il partito, il Parlamento, il Paese.

Fruttero & Lucentini, Il cretino, Mondadori (2012)

Non ci sono risposte facili a queste domande

ama_2020_article_1200x700_01Il criterio di base dovrebbe essere di consentire quelle attività che offrono i maggiori benefici per l’economia o per lo stato sociale e che allo stesso tempo presentano i minori rischi di infezione. Ma la questione si complica rapidamente appena uno studia la struttura economica e si addentra nei dettagli. L’economia moderna è troppo complessa e interconnessa perché si possa semplicemente dire “è permesso fare X, ma non Y”.
Ecco qualche esempio. I ristoranti potranno tenere i clienti a 1,8 metri di distanza gli uni dagli altri, ma la loro catena di approvvigionamento per ricevere gli ingredienti sarà funzionante? Con la capienza così ridotta, saranno redditizi? L’industria manifatturiera dovrà modificare le proprie fabbriche per tenere i lavoratori a maggiore distanza. La maggior parte delle fabbriche sarà in grado di adattarsi alle nuove regole senza una perdita maggiore di produttività. Ma come si recheranno al lavoro le persone impiegate in queste fabbriche e ristoranti? Prenderanno un autobus o un treno? Lo stesso vale per i fornitori che dovranno produrre e spedire i pezzi alle fabbriche. E quando le aziende potranno iniziare a insistere che i propri dipendenti si ripresentino al lavoro?
Non ci sono risposte facili a queste domande.

Bill Gates, The first modern pandemic, Gates Notes (23/4/20), traduzione L.V. Nella foto (Gates Notes) Bill Gates mentre lavora da casa.