Non conosco nessuna donna a Parigi

Portrait_Sophie_GermainC’è una giovane matematica francese chiamata Sophie Germain, e nella sua epoca nella scienza non è davvero possibile essere una donna. Sophie Germain rimane affascinata dalla matematica durante la Rivoluzione Francese. Barricata in casa per ragioni di sicurezza, legge molto. Legge della morte di Archimede per mano di un soldato romano e resta molto colpita dal fatto che la matematica possa essere affascinante al punto che Archimede, assorbito dallo studio della geometria sul campo, si faccia uccidere. Quindi legge le Disquisitiones Arithmeticae e comincia a corrispondere con Gauss. Naturalmente gli tiene nascosta la sua identità perché non è possibile altrimenti: le donne non possono occuparsi di matematica. Ora, Napoleone invade Brunswick e Sophie Germain è molto preoccupata che lo stesso destino di Archimede possa cogliere Gauss. Così si mette in contatto con un generale dell’esercito invasore e gli chiede di mandare qualcuno ad assicurarsi che Gauss sia al sicuro. La persona di turno arriva a casa di Gauss e dice che per conto di una donna di Parigi è venuto a controllare se sta bene, e Gauss dice: “Non conosco nessuna donna a Parigi!”. Poi si scopre che si tratta di Sophie Germain, e Gauss le manda una lettera meravigliosa, dove le parla del suo genio superiore e delle sue incredibili abilità matematiche, e dice che i pregiudizi del tempo rendono molto più difficile per una donna che per un uomo occuparsi di matematica, ed è sopraffatto dalle sue capacità. Circa trent’anni più tardi, dopo la morte di Sophie Germain, all’Università di Gottinga stanno conferendo dei diplomi per merito per celebrare il centenario dell’ateneo, e Gauss dice di essere incredibilmente triste di non poter nominare Sophie Germain perché sarebbe stata la migliore persona immaginabile, la più adeguata a ricevere una laurea ad honorem. A misura di quanto tutto questo fosse in anticipo sui tempi, ci sarebbero voluti ancora 35 anni prima che una donna ottenesse un dottorato in matematica in Europa. Insomma, Gauss era molto aperto quando intravedeva il genio e l’abilità.

Colva Roney-Dougal su Sophie Germain e Carl Friedrich Gauss, In our time, BBC4 (30/11/17), trascrizione e traduzione L.V. Ritratto di Sophie Germain (Wikimedia).

Il metro

US_National_Length_MeterPer sette anni Delambre e Méchain hanno viaggiato lungo un meridiano per estrarre un singolo numero dalla superficie curva del nostro pianeta. Hanno iniziato il loro viaggio in direzioni opposte, e poi, quando hanno raggiunto le estremità del loro arco, hanno misurato la via del ritorno l’uno verso l’altro attraverso un paese accelerato dalla Rivoluzione. La loro missione li ha portati in cima alle guglie traforate delle cattedrali, sui vertici delle cupole dei vulcani e quasi alla ghigliottina. Per quei tempi violenti fu un’operazione straordinariamente precisa e raffinata. A ogni passo hanno incontrato ostacoli e sospetti. Come si misura la Terra mentre il mondo si sta trasformando sotto i tuoi piedi? Come si fa a stabilire un nuovo ordine quando la campagna è nel caos? Come si fa a definire uno standard in un momento in cui tutto è in offerta al miglior offerente? O non c’è momento migliore per farlo?
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I risultati del loro lavoro sono stati poi venerati come una reliquia, in una barra lunga un metro di puro platino. Fu un momento di trionfo: la prova che nel bel mezzo di sconvolgimenti sociali e politici, la scienza potesse produrre qualcosa di permanente. Accettando il frutto del loro lavoro, il nuovo capo supremo della Francia fece una profezia. “Le conquiste vanno e vengono,” aveva dichiarato Napoleone Bonaparte, “ma quest’opera resterà.”

Ken Alder, The Measure of All Things: The Seven-Year Odyssey and Hidden Error That Transformed the World, Free Press (2002), traduzione L.V. Grazie a Maria Popova, Brain Pickings (22/3/17). Nella foto (Wikipedia) un particolare del prototipo nazionale del metro, la barra metrica n. 27, realizzata nel 1889 da parte dell’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure.

Irène

irene_and_marie_curie_1925Irène, da sola e senza assistenza, passava ai raggi X i feriti, quei giovani che in un momento diverso avrebbero potuto essere i suoi cavalieri a un ballo o i ragazzi che le avrebbero dato il suo primo bacio. Dopo avere eseguito la radiografia, con grazia e determinazione Irène faceva un calcolo geometrico che rivelava l’esatta ubicazione di proiettili e schegge. Poi indicava ai chirurghi dove esplorare precisamente. Il chirurgo responsabile dell’ospedale si aspettava che la sola radiografia avrebbe immediatamente rivelato la posizione, e il calcolo lo disturbava come lo disturbava la giovane donna che gli stava dicendo che cosa doveva fare. Esplorò le ferite a casaccio e senza pietà fino a quando, finalmente, seguì le indicazioni di Irene e l’operazione ebbe successo.

Barbara Goldsmith, Obsessive Genius: The Inner World of Marie Curie, W. W. Norton (2005), grazie a Maria Popova, Brain Pickings, traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) Irène e Marie Curie (1925).

Calde stelle rosse

downloadGrazie alla loro resistenza a temperature fino a 3000 °C, i pigmenti di cadmio possono essere utilizzati per verniciare tubi o vetri che si scaldano molto – per esempio quelli dei semafori rossi o delle stelle accese sul Cremlino di Mosca.

Nadezda V. Tarakina & Bart Verberck, A portrait of cadmium, Nature Chemistry (20/12/2016), traduzione L.V. Nella foto (old.moscow.ru) una luce rossa sul Cremlino.

Di che cosa stiamo parlando

ledouxCredo che i problemi clinici si incontrino dove è davvero importante capire di che cosa stiamo parlando. Quando parliamo di ricerca sulla paura nei topi e diciamo che essa servirà a curare le persone con il disordine da stress post-traumatico (PTSD), stiamo facendo un cattivo servizio a noi stessi e al campo clinico, perché quello che stiamo studiando è come il cervello di un animale rileva le minacce e vi risponde. Il che è simile a quello che fa il cervello umano, anche se non necessariamente per l’esperienza soggettiva della persona. Quando i farmaci sono studiati negli animali, sono sperimentati per verificare che gli animali si comportino o rispondano meno timidamente a una determinata situazione, e inoltre si presume che essi provino meno paura. Quando poi si danno gli stessi farmaci agli esseri umani, questi non provano necessariamente meno paura ma spesso sono meno timidi. La conseguenza è che i farmaci sono considerati un fallimento da parte delle aziende farmaceutiche, anche se in realtà fanno esattamente ciò che avrebbero dovuto fare, dato ciò che la ricerca ha dimostrato. Quindi da questo punto di vista sono un successo.

Joseph LeDoux, intervistato da Mirna Kvajo in  What We Talk About When We Talk About Emotions, Cell (29/11/2016), traduzione LV. Nella foto (CNS, NYU) Joseph LeDoux.

Violenza disumana

cover_161128-400A un certo punto uno scienziato del Los Alamos National Laboratory aveva costruito uno sgradevole robot simile a un millepiedi, progettato per sminare i campi strisciando in avanti finché tutte le gambe fossero state portate via dalle esplosioni. Durante un test di prova, in Arizona, un colonnello dell’esercito aveva dato l’ordine di interrompere l’esercitazione perché – riportava il Washington Post – aveva trovato la violenza inflitta al robot “disumana”.

Nathan Heller, Not our kind, The New Yorker (28/11/2016), traduzione L.V. Nella foto (CBC) HitchBOT in Canada.