Le sette gambe che si sono accumulate

Maxim_Osipov_(russian_novelist)Tra il personale dell’ospedale, [Osipov] prosegue, “l’idiozia dei funzionari, locali e nazionali, non è nemmeno discussa, lo sono soltanto i metodi per ingannarli”. Dopo che le autorità proibiscono che gli arti amputati vengano inceneriti nei locali dell’ospedale, scrive Osipov, il personale, incerto, si domanda che cosa fare delle sette gambe che si sono accumulate nell’obitorio. Alla fine le buttano nella bara di un senzatetto che deve essere sepolto nel cimitero della città.

Joshua Yaffa, A Village Doctor’s Literary Calling, The New Yorker (13/5/19), traduzione L.V. Nella foto (Wikimedia) Maxim Osipov.

La mia vacanza

AS11-40-5875HReditMy vacation

Nine Summers ago, I went for a visit.
To see if the moon was green cheese.
When we arrived, people on earth asked: “Is it?”
We answered: “No cheese, no bees, no trees.”

There were rocks and hills and a remarkable view
Of the beautiful earth that you know.
It’s a nice place to visit, and I’m certain that you
Will enjoy it when you get to go.

La mia vacanza – Nove estati fa ho fatto un viaggio / per vedere se la luna fosse fatta di formaggio verde. / Quando siamo tornati, le persone sulla Terra ci hanno chiesto: “È così?” / Abbiamo risposto: “Niente formaggio, niente api, niente alberi”. / C’erano rocce e colline e una vista straordinaria / della bellissima Terra che conoscete. / È un bel posto da visitare, e sono certo che / vi piacerà quando vi capiterà di andarci.

Neil Armstrong, citato da Rivka Galchen, The Race to Develop the Moon, The New Yorker (6/5/19), traduzione L.V. Nella foto (NASA) Neil Armstrong sulla luna.

 

Sotto il muschio patriarcale delle sopracciglia

5000000215810_0_0_0_768_75I carri scendevano, migliaia di puntini, verso il Volga. A fianco dei cavalli marciavano giganti dai maglioni di lana, discendenti dei coloni olandesi trapiantati al tempo di Caterina Seconda nelle terre lungo il Volga. I loro visi erano rimasti quelli di Saardam e di Haarlem. Sotto il muschio patriarcale delle sopracciglia, nella rete di coriacee rughe scintillavano gocce di turchese sbiadito. Il fumo delle pipe fondeva nei lampi celesti distesi sopra la steppa. I coloni salivano lentamente sul barcone per la passerella; le loro scarpe di legno battevano come campane di fermezza e di calma. Vecchie con cuffiette inamidate e mantelline marrone sceglievano la merce. Le compere erano portate sui calessi, dove pittori casalinghi avevano disseminato lungo i bordi bracciate di fiori di campo e rosei musi bovini.

Isaak Babel’, L’Ivan e Maria, in Manoscritto da Odessa, traduzione di Maria Olsoufieva, De Donato (1966)

Astronomia da marciapiede

JohnDobson2002[Carla Johns] mi ha mostrato un grande telescopio su un supporto, sviluppato da John Dobson, un chimico di formazione, che lavorò brevemente al Progetto Manhattan, quindi decise di passare il resto della sua vita da monaco. Mentre viveva in un monastero a San Francisco, camminava per i cantieri navali, raccogliendo il vetro di vecchi oblò per costruire telescopi amatoriali che condivideva con altri in conferenze di astronomia da marciapiede. “Alla fine i monaci gli chiesero di andarsene”, ha detto Johns.

Rivka Galchen, The Race to Develop the Moon, The New Yorker (6/5/19), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) John Dobson nel 2002.

Come correre maratone vestiti con un sacco a pelo

Golden-crowned_Kinglet_(33525086602)Il fiorrancino americano, per esempio, mantiene tutto l’anno la propria temperatura corporea costante a 44 °C . Pochi gradi in più, e le proteine ​​delle cellule dei viventi cominciano a rompersi più velocemente di quanto il corpo sia in grado di sostituirle, una situazione che porta rapidamente a disorientamento, perdita di coscienza e morte. Gli uccelli quindi non possono permettersi di riscaldarsi, il che rende la loro capacità di sopportare il calore prodotto da un esercizio vigoroso e la vita in climi caldi altrettanto sorprendente dei loro adattamenti al freddo. Peraltro, resistono al caldo essendo completamente rivestiti del miglior isolante naturale, le piume. Sarebbe come correre maratone vestiti con un sacco a pelo.

Thor Hanson, Feathers, Basic Books (2011), traduzione L.V. Nella foto (Wikipedia) un fiorrancino americano.

Erano pagati otto dollari al giorno

AS11-40-5875HReditSolo dodici persone hanno camminato sulla luna, tutte tra l’estate del 1969 e il Natale del 1972. Tutti i “moonwalker” erano uomini, tutti erano americani, tutti tranne uno erano stati Boy Scout, e quasi tutti avevano ascoltato musica country e western in volo verso la luna; erano pagati otto dollari al giorno, meno una quota per avere un letto nella navicella spaziale. Dall’ultima passeggiata sulla luna, gli esseri umani hanno lanciato veicoli che hanno orbitato attorno alla luna, vi hanno schiantato sonde e scattato foto sempre più dettagliate. Ma nessuno è finora tornato.

Rivka Galchen, The Race to Develop the Moon, The New Yorker (6/5/19), traduzione L.V. Nella foto (NASA) Neil Armstrong sulla luna.

Il tenore alto / 8

b896e8b34602ffb90a8a5537b8721f4c copiaArrivò la sera della prima, e naturalmente il tenore alto fece il suo ingresso sul palcoscenico circa 50 battute prima del dovuto, e si avvicinò a Joan seduta sulla panchina.
“Aiutami”, sussurrò a denti stretti.
“Non posso aiutarti”, rispose Joan sussurrando a sua volta. “Devo cantare La Sonnambula“.
Così lui rimase lì dietro di lei, e quando finalmente arrivò il momento di cantare, cantò così bene che le fece venire le lacrime agli occhi. Joan aveva la testa appoggiata all’indietro sulla sua pancia e un’espressione sognante negli occhi. E mancò il suo attacco. Si trattava di una parola o due, non un grosso errore. Ma non era da Joan mancare un attacco.
Più tardi disse: “Era così bello stare lì seduta con la testa sulla sua pancia ad ascoltare, che mi sono dimenticata di cantare”.

Herbert Breslin, Anne Midgette, The King and I: The Uncensored Tale of Luciano Pavarotti’s Rise to Fame by his Manager, Friend and Sometime Adversary, Mainstream Publishing (2004), traduzione LV, grazie ad Alessandro Roveri. Nella foto (Pinterest) Joan Sutherland e Luciano Pavarotti.

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Il tenore alto / 6
Il tenore alto / 7

 

Il tenore alto / 7

b896e8b34602ffb90a8a5537b8721f4c copiaNel frattempo Norman era sceso nel seminterrato per vedere che cosa c’era e mi aveva portato con sé. Credo che fossimo capitati sul set di Don Carlo. Che fosse di questa o di un’altra opera, trovammo una panchina e la portammo al piano di sopra. Era una panchina in stile barocco spagnolo, piuttosto elaborata per il piccolo villaggio svizzero dove era ambientata La Sonnambula, ma quella avevamo trovato. L’idea era che Joan potesse sedersi sulla panchina e stendere la mano sopra la propria testa, in modo che, da qualunque parte fosse entrato il tenore, avrebbe funzionato.

Herbert Breslin, Anne Midgette, The King and I: The Uncensored Tale of Luciano Pavarotti’s Rise to Fame by his Manager, Friend and Sometime Adversary, Mainstream Publishing (2004), traduzione LV, grazie ad Alessandro Roveri. Nella foto (Pinterest) Joan Sutherland e Luciano Pavarotti.

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Il tenore alto / 6

b896e8b34602ffb90a8a5537b8721f4c copiaPer Joan fu la goccia che fece traboccare il vaso. “Sono una donna semplice”, disse, “e non sono particolarmente graziosa, e devo cantare davanti alla regina, e il tenore non può nemmeno entrare dal lato giusto, e ho questa catena avvolta intorno alle caviglie, e finirò per cadere nella buca dell’orchestra”.
E si precipitò in camerino urlando.
Era molto raro che Joan avesse un tracollo del genere.
“Andate da lei con una bevanda zuccherata”, disse Norman Ayrton. Norman era il direttore di produzione e un grande amico di Joan. “Datele un sacco di zucchero, così si calma”.

Herbert Breslin, Anne Midgette, The King and I: The Uncensored Tale of Luciano Pavarotti’s Rise to Fame by his Manager, Friend and Sometime Adversary, Mainstream Publishing (2004), traduzione LV, grazie ad Alessandro Roveri. Nella foto (Pinterest) Joan Sutherland e Luciano Pavarotti.

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Il tenore alto / 5

b896e8b34602ffb90a8a5537b8721f4c copiaErano gli anni Sessanta a Covent Garden, il che significa che c’erano circa cento persone sul palco e l’intera produzione era in due colori, marrone e cachi. C’era un suonatore di organetto con una scimmia. La scimmia aveva una catena molto lunga, correva per tutto il palcoscenico, e aveva cominciato ad avvolgere la catena attorno ai piedi di Joan.
Joan si era spostata fino al limitare del palcoscenico, vicino alle luci, e senza guardarsi alle spalle aveva allungato una mano in modo che Luciano potesse metterle l’anello al dito.
Ma il tenore alto entrò dall’altra parte, pronto a mettere l’anello sulla mano che Joan non aveva allungato.

Herbert Breslin, Anne Midgette, The King and I: The Uncensored Tale of Luciano Pavarotti’s Rise to Fame by his Manager, Friend and Sometime Adversary, Mainstream Publishing (2004), traduzione LV, grazie ad Alessandro Roveri. Nella foto (Pinterest) Joan Sutherland e Luciano Pavarotti.

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