Chi si accontenta di guardare la sua bellezza

20140828_171904Questa parte della Sicilia è tutta un’altalena tra umori cupi e sofferenze umane e paesaggi sublimi. Tra case arabe, ex feudi, sassaie deserte e villaggi mafiosi sorge solitario tra i monti il tempio greco di Segesta. Con la natura circostante esso compone uno dei più alti paesaggi che l’umanità possegga. Il peristilio quasi intatto di colonne corrose, d’una tinta giallo-rossiccia, si disegna sul fondo d’una montagna desolata, pietrosa, della medesima tinta ma un po’ più chiara; intorno al peristilio, s’incurvano piccoli dossi battuti dal vento, aromatici, che trovai, al mio passaggio, seminati di grandi gigli selvaggi azzurri emananti odore di miele; dietro, fra tempio e monte, è una spaccatura profonda, una specie di canyon, nella quale volano i corvi; e nei ripiani fra le rocce si scorge in lontananza qualche contadino sperduto curvo sull’aratro a chiodo. La Sicilia, come la Grecia, incatena chi vuole osservarla dal suo lato umano, e porta invece ad una grande leggerezza di spirito assoluta chi si accontenta di guardare la sua bellezza.

Guido Piovene, Viaggio in Italia, Giunti Bompiani (2017). Nella foto (L.V.) il tempio di Segesta.

 

 

Anguilla lupo

103152A Sachalin tale fenomeno si verifica alla fine di luglio o nella prima decade d’agosto. L’assembramento di pesce che si osserva in questo periodo è talmente imponente, e il suo moto all’insù così impetuoso e bizzarro, che chi non ha assistito con i propri occhi a questo spettacolo straordinario non può capire di cosa si tratti. Per avere un’idea, basta dare un’occhiata alla superficie del fiume, che pare ribollire; anche l’acqua sa di pesce, mentre i remi restano come impantanati e, facendo leva tra i pesci, li sbalzano in aria. La keta entra nella foce del fiume forte e sana, ma poi la lotta inesausta contro la rapida corrente, l’affollamento e la fame la estenuano, si assottiglia e si copre di ecchimosi a causa dell’attrito e degli urti contro sassi e tronchi, la sua carne diventa floscia e bianca; il pesce digrigna i denti e cambia completamente fisionomia, cosicché i profani la scambiano per un’altra specie e la chiamano non keta, bensì anguilla lupo. A poco a poco si indebolisce e non ce la fa più a contrastare la corrente, si ripara nelle insenature, oppure se ne sta nascosta dietro un tronco, con la testa quasi confitta nella sponda; allora si riesce a prenderla con le mani, e perfino gli orsi la pescano dall’acqua con le zampe.

Anton Čechov, L’isola di Sachalin, traduzione di Valentina Parisi, Adelphi (2017). L’immagine viene da qui.

Strane manovre davanti a un panino

Questo quadro è una forzatura; è quasi una bestemmia: costringe Gesù a restare visibile per sempre, mentre Lui, a Emmaus, non ha voluto mostrarsi per più di un istante, e solo agli occhi di due di loro, quelli che erano capaci di riconoscerlo da come benediceva il pane, mentre gli altri lì presenti non erano in grado di capire chi fosse quel tipo seduto di fronte a loro, che faceva strane manovre davanti a un panino.

Tiziano Scarpa, Il brevetto del geco, Einaudi (2016); Caravaggio, Cena in Emmaus, Pinacoteca di Brera (20/1/18)

I sottogruppi astrologici

imageNel 1988 Richard Peto e colleghi avevano terminato un enorme studio randomizzato in cui si dimostrava che 17.000 pazienti avevano ottenuto un beneficio dall’aspirina dopo un infarto. “The Lancet” accettò di pubblicare i dati, ma a una condizione: gli editor volevano sapere quali pazienti ne avessero maggiormente beneficiato. I soggetti più vecchi o i più giovani? Gli uomini o le donne?
Da statistico rigoroso, Peto rifiutò – simili analisi avrebbero inevitabilmente prodotto conclusioni artificiose – ma i redattori continuarono a insistere, bloccando la pubblicazione dell’articolo. Peto allora restituì la bozza, con una burla nascosta all’interno. I sottogruppi clinici erano lì, come richiesto, ma ne aveva inserito uno aggiuntivo: “I pazienti sono stati suddivisi in 12… gruppi in base ai loro medievali segni zodiacali”. Quando gli umoristici sottogruppi zodiacali furono analizzati, saltò fuori che Gemelli e Bilancia non avevano ottenuto alcun beneficio dall’aspirina, mentre il farmaco “aveva dimezzato il rischio se uno era nato sotto il segno del Capricorno”. Peto insistette che i “sottogruppi astrologici” fossero inclusi nell’articolo – in parte per offrire una lezione morale utile ai posteri. Ho spesso pensato che l’articolo di Peto dovrebbe essere una lettura obbligatoria per ogni studente di medicina.

Siddharta Mukherjee, A failure to heal, The New York Times (28/11/17), traduzione L.V. Nella foto, Sir Richard Peto, University of Oxford.

In una tundra neurologica

100613c5a6883bb2f3c9577a9f5ea9d6_w240_h_mw_mh_cs_cx_cyNel suo libro “Risvegli”, Oliver Sacks ha scritto di un gruppo di pazienti catatonici che erano rimasti bloccati per decenni in una forma di semi paralisi in seguito a un’encefalite. Nella primavera del 1969 Sacks cominciò a trattarli con un farmaco chiamato L-dopa. I pazienti miracolosamente “si svegliarono”, alcuni percorsero i corridoi, altri cominciarono a parlare, raccontando storie di vite che erano rimaste congelate in una tundra neurologica.

Siddharta Mukherjee, A failure to heal, The New York Times (28/11/17), traduzione L.V. Risvegli di Oliver Sacks è pubblicato da Adelphi (1987).