La posizione di traduttore dal giljako e dall’ainu

df0a2ff954743b7ed2dbe92ddabeccf4_w240_h_mw_mh_cs_cx_cyA Sachalin esiste la posizione di traduttore dal giljako e dall’ainu. Ma siccome chi la occupa non conosce nemmeno una parola di queste due lingue e dal momento che la maggioranza dei giljaki e degli ainu capisce il russo, quest’inutile carica può fare perfettamente da pendant a quella già menzionata di direttore dell’inesistente stazione di sosta di Vedernikovsk.

Anton Čechov, L’isola di Sachalin, traduzione di Valentina Parisi, Adelphi (2017)

E in divisa da macellai

b08227-YLUV9J5RI macellai di Padova detengono un privilegio; portano in processione per l’Immacolata il mento e la lingua di sant’Antonio; la sera, si uniscono a tavola. Fu un pranzo padovano, con pasticcio di maccheroni, bolliti e faraona arrosto; si pronunciavano discorsi faceti in un dialetto, il ruzzantino, incomprensibile anche ai veneti. Alla fine del pranzo il presidente promise tra grandi ovazioni di ottenere per tutti un’udienza dal papa portando il mento e la lingua del santo e in divisa da macellai.

Guido Piovene, Viaggio in Italia, Giunti Bompiani (2017)

Qualche verruca posticcia

41MKTfSGyuLDi corsa torneremo qua, in Russia, come cittadini americani. Non t’allarmare: qua, nella nostra cittadina, non ci farem mica vedere. Andremo a ficcarci in qualche luogo remoto, nel settentrione, o se no, giù al sud. Io, per quell’epoca, sarò mutato, e lei altrettanto; là in America, uno di quei dottori mi avrà fatto, magari, qualche verruca posticcia: non per nulla, quelli là, sono meccanici! O anzi no: piglierò e mi caverò un occhio, mi farò crescere mezzo metro di barba, spruzzata di bianco (sarà la Russia, colla sua nostalgia, che mi farà incanutire), e così vedrai che non mi riconosceranno! Ché se poi mi riconoscessero, mi mandino pure in esilio: non importa, vorrà dire che non era destino! Qui pure, in un posto o nell’altro, lontano da tutti, areremo la terra, e io per tutta la vita reciterò la parte dell’americano.

Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, traduzione di Agostino Villa, Einaudi (1949)

Hai ottenuto i diritti?

dac22c131b3ecb4c3a0ddf9f2f07524bChurchill ventilò l’idea di un film sul giovane Napoleone. Chaplin avrebbe dovuto dirigere il film e interpretare il ruolo del protagonista, mentre lui, Churchill, avrebbe scritto la sceneggiatura. Due egocentrici a cavalcioni sul mondo discutono della vita di un terzo: che spettacolo deve essere stato, anche se meno sorprendente del pranzo a Chartwell, la casa di campagna di Churchill, due anni dopo, quando l’ospite domandò a Chaplin quale parte avrebbe interpretato prossimamente. “Gesù Cristo”, rispose Chaplin. Ci fu una pausa, poi Churchill chiese: “Hai ottenuto i diritti?”.

Anthony Lane, For the win – Churchill at the movies, The New Yorker (27/11/17), traduzione L.V. Nella foto (Pinterest) Charlie Chaplin e Winston Churchill davanti alla casa di Churchill a Chartwell nel 1931.

Sangue, fatica, lacrime e sudore

La più potente delle prove di Churchill si svolse la mattina del 13 maggio 1940, tre giorni dopo che era stato nominato Primo Ministro. Malcolm MacDonald, un membro del Parlamento che sperava in un posto nel Gabinetto di guerra, fu convocato alla sua presenza. MacDonald fu colto alla sprovvista quando Churchill gli disse: “Non ho niente da offrirti se non” – pausa – “sangue e fatica, lacrime e sudore”. Più tardi emerse che a un collega di MacDonald erano state offerte le stesse cose. (A entrambi, in effetti, furono dati Ministeri da dirigere). Ciò che Churchill stava facendo, come è stato confermato quel pomeriggio in Parlamento, era prepararsi a questo: “Alla Camera direi, come direi a quelli che si sono uniti a questo Governo: ‘Non ho niente da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore'”.

Anthony Lane, For the win – Churchill at the movies, The New Yorker (27/11/17), traduzione L.V. Nella foto (Wikimedia) Winston Churchill.

Con una faccia tarmata dal vaiolo

41MKTfSGyuLQuand’ecco improvvisamente, di sotto al portico delle botteghe cittadine, saltar fuori – che è che non è – un individuo tutto infuriato, che aveva il tipo d’un commesso di negozio, non dei nostri, ma di quelli convenuti alla fiera, con indosso una lunga palandrana turchina e in testa un berretto con la visiera, giovane ancora, castano e ricciuto, con una lunga, pallida faccia tarmata dal vaiolo.

Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, traduzione di Agostino Villa, Einaudi (1949).