L’elettricista, il macellaio, il poco di buono

matti miUna era la Tina, una veneta piccola, svelta, occhi verdi. A Milano da trent’anni, diceva di avere avuto cento gatti e cento fidanzati. Faceva le pulizie in casa di una famiglia e quando arrivava al lavoro, la mattina, diceva sempre che si sentiva un po’ balenga. I gatti li chiamava per nome, la Tata, la Chicca, il Tobi. I fidanzati li chiamava per mestiere, l’elettricista, il macellaio, il poco di buono. Per il poco di buono una volta aveva lasciato soli i gatti. Poi ci aveva ripensato.

Una mia matta, nel Repertorio dei matti della città di Milano, a cura di Paolo Nori (Marcos y Marcos 2015).

Su una scala graduata

Nella scienza è imperativo dubitare: per il progresso della scienza è assolutamente necessario che l’incertezza sia una parte 1f10c27ff60b05d896806b83f4c6b27e_w240_h_mw_mh_cs_cx_cyfondamentale della natura interiore di ciascuno di noi. Dobbiamo rimanere modesti e ammettere che non sappiamo se vogliamo progredire nella comprensione.

Nulla è certo o dimostrato oltre ogni dubbio. Si indaga per curiosità, perché non si sa e non perché si conosce la risposta. E via via che crescono le informazioni scientifiche, non è che stiamo scoprendo la verità: stiamo solo scoprendo che questo o quello è più o meno probabile.

In altre parole, se indaghiamo ulteriormente troviamo che la scienza non stabilisce mai ciò che è vero e ciò che non è vero: stabilisce piuttosto ciò che è conosciuto con diversi gradi di incertezza. Ed è su una scala graduata fra il falso e il vero assoluto, mai però su uno dei due estremi, che si colloca ogni concetto della scienza.

In Richard Feynman, The pleasure of finding things out” (Basic Books, Revised ed., 2005). Io l’ho letto in “Richard Feynman on Science vs. Religion and Why Uncertainty Is Central to Morality” di Maria Popova. Il libro di Feynman è pubblicato in italiano col titolo “Il piacere di scoprire le cose” (Adelphi 2002).

Il signor Vanni

vanniIl signor Vanni viene da una piccola cittadina della Sicilia. Ha l’ambizione di vendere libri in America, e nel 1884 apre un negozio sulla West Broadway. Dal Sud Italia stanno arrivando duecentomila contadini, in gran parte analfabeti, che dall’agricoltura si devono convertire alle costruzioni. Non sono tipi che comprano dei libri. Vanni ne crea uno, un dizionario siciliano-italiano-inglese. Ma il suo capolavoro è un manuale edile per analfabeti: un libro che con le sole immagini insegna ai contadini a costruire un muro dritto o un tetto, o ad attaccare una grondaia. Vuole attirare gli immigrati appena arrivati che non leggono. Gli vende cartoline, immaginette, calendari, almanacchi. Diventa uno scrivano: per loro scrive lettere da inviare a casa, reclami alle assicurazioni, accordi legali. In questo modo la gente si fida di lui. E alla fine gli compra i suoi libri.

Natalia Indrimi intervistata da Alec Wilkinson in Ink – Italian hours, The New Yorker, 22 giugno 2015

Il radar

Per almeno dieci anni ho importunato amici con messaggi mai sollecitati, a volte graditi, non sempre opportuni. In questi messaggi infilavo pezzi di libri o articoli che stavo leggendo e trovavo irresistibili, come irresistibile era l’urgenza di condividerli.

Mentre leggevo, nella testa mi si accendeva come un’immaginetta la faccia di una delle mie vittime (“Leggendo questo articolo ho pensato proprio a te…”). O si riattizzavano i carboncini di qualche conversazione remota (“Ricordi? Ne avevamo parlato sette anni fa…”).

I miei amici sono persone educate. Dopo avere ripescato i messaggi magari a tarda notte, in buche delle lettere svuotate a fatica, mi rispondevano quasi sempre, spesso con grazia, saggezza, virtù.

Poi a maggio 2015 ho letto che Nell Zink, una scrittrice americana, ha una specialità: scrivere cinque email al giorno a diverse persone, fra cui Jonathan Franzen. E Jonathan Franzen, che forse non è un tipo educato come i miei amici, ha detto che di solito quel volume di corrispondenza avrebbe attivato il suo radar per i matti. Le email di Nell Zink però le tollerava perché erano eccezionali.

Ecco, siccome io non credo di avere mai scritto email eccezionali come quelle di Nell Zink, ho deciso di smettere. O almeno di provare a smettere (anche se tengo a dire che non ho nulla contro i radar né contro i matti).

Le cose irresistibili almeno per me le metto qui d’ora in poi. Perché qui? Perché se poi mi serviranno farò poca fatica a ritrovarle. E perché magari interesseranno qualcuno oltre a me, inclusi i miei educatissimi amici che d’ora in poi potranno scegliere se leggermi o no.