L’onore di avere scoperto il «vero ebreo»

musilIl cosiddetto problema ebraico sarebbe risolto definitivamente se gli israeliti si decidessero a parlare ebraico, a riprendere i loro antichi nomi e a vestire alla maniera orientale, – Sua Signoria dichiarò. – Io capisco che la vista di un galiziano, arricchito qui da noi, a passeggio sull’Esplanade di Ischl in abito tirolese con lo spazzolino di camoscio sul cappello possa essere sgradevole. Ma gli faccia indossare una veste lunga e fluente, magari preziosa, che gli copra le gambe, e vedrà come il suo viso e i larghi gesti vivaci armonizzeranno con quell’abbigliamento! Tutto ciò che oggi ci permettiamo di prendere in giro sarebbe allora al suo posto; perfino gli anelli costosi di cui amano adornarsi. Io sono nemico dell’assimilazione come la pratica l’aristocrazia inglese: è un processo lungo e poco sicuro. Ma restituiamo agli ebrei il loro vero carattere e li vedremo diventare una gemma, anzi un’aristocrazia addirittura fra gli altri popoli che si schierano devoti intorno al trono di Sua Maestà, o se vogliamo esprimerci in modo più ordinario e più chiaro, che vanno a spasso per il nostro Ring, il quale è unico al mondo appunto perché vi si può incontrare, frammezzo alla più raffinata eleganza europea, anche un maomettano col fez, uno slovacco in pelliccia di pecora o un tirolese con le gambe nude!
A questo punto Urlich non poté fare a meno di esprimere la propria ammirazione per l’acutezza di Sua Signoria, alla quale spettava ormai l’onore di avere scoperto il «vero ebreo».

Robert Musil, L’uomo senza qualità, traduzione di Anita Rho, Einaudi (1961).

È ciò che non bisogna turbare

1024px-Europe_satellite_orthographicLei sa che cos’è l’equilibrio europeo? – ripeté il diplomatico con insistenza.
– All’incirca, credo di sì, – dichiarò Ulrich.
– In tale caso, sono io che mi congratulo con lei! – ribatté Tuzzi stizzito e depresso. – Noi diplomatici di professione non lo sappiamo. È ciò che non bisogna turbare, affinché non si prendano tutti per i capelli. Ma che cos’è che non bisogna turbare, nessuno lo sa di preciso.

Robert Musil, L’uomo senza qualità, traduzione di Anita Rho, Einaudi (1961).

 

Calzoncini per rane

4_slide-1c5d0627f0a6d33d60ce15298f11b5998b744667-s900-c85Attorno al 1770 un prete italiano, Lazzaro Spallanzani, fece un esperimento notevole: fabbricò dei calzoncini per rane maschio, in modo da impedire al seme di raggiungere le uova che le femmine depongono all’esterno del corpo durante l’accoppiamento. Le uova delle femmine che si erano accoppiate con i maschi rivestiti con i calzoncini non si svilupparono mai in rane, dimostrando così che le uova da sole non bastano alla riproduzione: è richiesto anche il seme.

Laura J. Snyder, The Birth of Wisdom, The Wall Street Journal (2/6/17), traduzione L.V. L’immagine (Robert Kulwrich/NPR) viene da qui.