La parola che indica la carta

Echter Papyrus (Cyperus papyrus)Fare un papiro è un lavoro faticoso, ma abbastanza semplice. La pianta – una specie di canna che può arrivare ai 4,5 metri di altezza – cresce ovunque, nel delta del Nilo. Le strisce di midollo vengono immerse nell’acqua e pressate insieme fino a formare dei fogli, successivamente essiccati e levigati con una pietra. Le fibre organiche si compattano da sole, senza bisogno di colla. Il risultato è una superficie perfetta per la scrittura, al punto che il papiro non solo è stato usato in tutto il Mediterraneo fino a circa 1000 anni fa, ma ha dato a molte lingue europee la parola che indica la carta (basti pensare all’inglese paper).

Neil MacGregor, La storia del mondo in 100 oggetti, traduzione di Marco Sartori, Adelphi (2010). Nella foto (Wikipedia) piante di papiro vicino a Siracusa.

 

 

I patemi quotidiani di un burocrate egizio

«In sette case ci sono sette gatti. Ogni gatto cattura sette topi. Se ogni topo mangiasse sette spighe di frumento e ogni spiga, una volta seminata, producesse sette galloni di chicchi di grano, quante cose avremmo menzionato in totale?»
Questo è solo uno delle decine e decine di problemi simili, tutti ugualmente complicati, tutti attentamente trascritti (con soluzioni e svolgimento, come nei migliori manuali scolastici), che sono riportati nel Papiro matematico Rhind.
[…]
Il papiro Rhind non ci trasmette l’idea della matematica come di una disciplina astratta che definisce un nuovo modo di immaginare e contemplare il mondo. Piuttosto ci permette di cogliere – e condividere – i patemi quotidiani di un burocrate egizio. Come tutti i funzionari pubblici, anche il nostro sembra ansioso di ottemperare alle direttive del revisore dei conti, incaricato di verificare che il denaro dello Stato sia ben speso. Di conseguenza troviamo calcoli volti ad appurare quanti litri di birra o quanti filoni di pane si possono ottenere da una determinata quantità di grano, e ad accertare che la birra o il pane che si stanno pagando non siano adulterati.

Neil MacGregor, La storia del mondo in 100 oggetti, traduzione di Marco Sartori, Adelphi (2010). Nella foto (Wikipedia) il papiro Rhind.

Il centro della gravità narrativa

Daniel_Dennett_in_Venice_2006Il sé, afferma Dennett, è il centro della gravità narrativa: è una «finzione, postulata per dare unità e significato a ciò che altrimenti resterebbe solo una collezione straordinariamente complessa di azioni, enunciati, smanie, lamentele, promesse e via dicendo, ciò che costituisce una persona».

Daniel Dennett, Strumenti per pensare, Cortina (2014), citato da Anil Ananthaswamy in L’uomo che non c’era, traduzione Gabriele Lo Iacono, Erickson (2017). Nella foto (David Orban, Wikipedia) Daniel Dennett a Venezia, Second World Conference on the Future of Science, 2006.