Chiudono muri ma aprono varchi

barbujani_vozza_copertina_bigCi sono proteine che assemblano o spezzano aggregazioni di molecole; trasportano carichi; inviano e ricevono segnali; trasmettono catene di comandi. Ci proteggono ergendosi in palizzate; chiudono muri ma aprono varchi; controllano frontiere, chiedono documenti ai viaggiatori e a volte si travestono per agire indisturbate. Ci sono poi proteine che frequentano il DNA, lo cavalcano guidandone letture e trascrizioni; si occupano di sfioramenti con altri pezzi distanti dell’elica; lo svolgono, lo impacchettano, lo riparano.

Guido Barbujani, Lisa Vozza, Il gene riluttante – Diamo troppe responsabilità al DNA? Zanichelli (2016)

La sintassi

img_1108Oggi conosciamo perfettamente l’alfabeto del nostro testo genetico (le quattro basi, A, C, G, T) e inoltre comprendiamo bene la sua grammatica (il modo in cui funzionano i singoli geni). Abbiamo anche imparato a manipolare le parole, ossia i geni, che sappiamo copiare o rimuovere dal genoma di un organismo e inserire nel genoma di un altro, producendo quello che è stato chiamato “DNA ricombinante”. Sappiamo però ancora pochissimo della sintassi, cioè di come i geni interagiscano non solo fra loro, ma con il resto del mondo biologico e non: tutto quello che, dall’interno o dall’esterno di una cellula, ne influenza il funzionamento.

Guido Barbujani, Lisa Vozza, Il gene riluttante – Diamo troppe responsabilità al DNA? Zanichelli (2016). Nell’immagine un disegno che un ragazzo ha fatto durante la presentazione del libro al Festival della Scienza di Genova il primo novembre 2016.

In una sorta di Olimpo biologico

barbujani_vozza_copertina_bigLa doppia elica stava appollaiata in una sorta di Olimpo biologico, sfavillante e inerte; sotto, un trambusto di molecole diversissime l’una dall’altra. Per gli esploratori, l’agitato, eterogeneo piano di sotto era troppo complicato da comprendere rispetto al tranquillo e prevedibile piano di sopra. Ci si consolava un po’ illudendosi che quasi ogni movimento, laggiù, dipendesse dall’elicoidale dispensiere di ricette, lassù.

Guido Barbujani, Lisa Vozza, Il gene riluttante – Diamo troppe responsabilità al DNA? Zanichelli (2016)

 

Il suo fascino

img_1104Il DNA è muto, naturalmente, e sordo e cieco. È giusto una molecola, e le molecole non hanno bocca, né occhi, né orecchie. Ma immaginiamo ancora una volta che – interrogato – il DNA accetti di parlare del suo successo. Forse ammetterebbe che il suo fascino dipende da una qualità fondamentale: l’essere allo stesso tempo una molecola noiosa e strabiliante.

Guido Barbujani, Lisa Vozza, Il gene riluttante – Diamo troppe responsabilità al DNA? Zanichelli (2016). Nell’immagine un disegno che un ragazzo ha fatto durante la presentazione del libro al Festival della Scienza di Genova il primo novembre 2016.

Scrivere un vestito di parole

WASHINGTON, DC - DECEMBER 1: Picture dated December 1961 of US First Lady Jacqueline Kennedy relaxing in a chair, a few weeks after her husband John F. Kennedy won the US presidential election. (Photo credit should read STAFF/AFP/Getty Images)È facile tirar fuori dall’armadio un bel vestito, ma poi con che cosa me lo metto? Ci vogliono come minimo mutandine e reggipetto, calze e scarpe, una borsa, un paio di orecchini, una collana, un braccialetto, trucco e profumo, e se fa freddo una sciarpa e un cappotto.
Scrivere un vestito di parole è facile. Altrettanto facile è scrivere le mutandine e il reggipetto, le calze e le scarpe, la borsa, gli orecchini, la collana, il braccialetto, il trucco e il profumo, la sciarpa e il cappotto.
La cosa difficile è farli andare d’accordo, combinarli in un insieme che, pensando a Calvino, suoni inevitabile.
Questa è la parte più frustrante, dove comincia la battaglia, e lì ogni scusa è buona per procrastinare, lasciar perdere, evitare il dolore dell’insistere.
Per settimane il mio, come si dice, testo, pagina, file? Beh, quella roba lì, per settimane assomiglia a un letto con sopra un cumulo di mutandine, reggipetti, vestiti, calze, sciarpe, cappotti… È tutto lì alla rinfusa, l’armadio è svuotato.
La maggior parte delle cose sono brutte, fruste, da buttare. Alcune, pochissime, son dignitose, ma non ce n’è mai una che stia bene con le altre.
Quando penso che no, che non ci riuscirò mai a vestire il mio testo di armonia, l’insieme che funziona a volte (a volte, dico) appare. E per un istante sono felice di scrivere (e di vestirmi). Buon Natale.

Testo L.V.; nella foto, Jackie Kennedy.

Nel suo timido libretto

Ieri sera, in una Giovanna d’Arco memorabile, un Carlo re di Frgiovannaancia ricoperto d’oro che sembrava uscito da Star Trek, a un certo punto del primo atto ha cantato con voce dolce e possente:
«scendea dipinta vergine in mezzo alla foresta…».
E io lì per lì me la sono immaginata, questa Madonna che usciva dal dipinto e veniva giù fra le quercie, e devo dire che l’idea mi è piaciuta moltissimo. Mi è piaciuta molto di più di quello «splendea» a cui si era spinto il buon Temistocle Solera nel suo timido libretto.

Giuseppe Verdi, Giovanna d’Arco, Teatro alla Scala (15/12/15). Tanti applausi.