Cacogenetica

galton_at_bertillons_1893Per Galton il continuo riprodursi di donne e uomini stupidi rappresentava una grave minaccia genetica per la nazione. Thomas Hobbes aveva lamentato uno stato di natura «misero, brutto, brutale e breve»; Galton temeva uno stato futuro infestato da esseri geneticamente inferiori: miseri, brutti, britannici… e brevi. Le masse che incombevano erano anche le masse che si riproducevano e, lasciate a se stesse, avrebbero a suo avviso inevitabilmente generato una vasta razza inferiore plebea (egli definì questo processo «cacogenetica», il contrario dell’eugenetica, dal greco kakós, «cattivo»).

Siddharta Mukherjee, Il gene, traduzione di Laura Serra e Roberto Serrai, Mondadori (2016). Nella foto (Wikimedia) Francis Galton.

Una parolina molto utile

7544538_1959192Né Bateson né Johannsen avevano la più pallida idea di che cosa fosse il «gene». Non sapevano che forma avesse, quale fosse la sua struttura fisica o chimica, dove fosse localizzato all’interno dell’organismo o delle cellule e nemmeno come funzionasse. Il termine era stato creato per designare una funzione ed era un’astrazione. Il gene era definito per ciò che faceva: era un vettore di informazioni ereditarie. «Il linguaggio non è solo il nostro servo, a volte è anche il nostro padrone» scrisse Johannsen. «È auspicabile creare una nuova terminologia in tutti quei casi in cui si mettono a punto o si definiscono nuovi concetti. Ho quindi proposto il termine “gene”. Il “gene” non è altro che una parolina molto utile. Può servire a designare i “fattori di unità”… illustrati dai moderni ricercatori mendeliani. … La parola “gene”» aggiunse «è del tutto indipendente da qualsiasi ipotesi. Esprime soltanto il fatto evidente che … molte caratteristiche dell’organismo sono specificate … in modi unici, distinti e quindi indipendenti».

Siddharta Mukherjee, Il gene, traduzione di Laura Serra e Roberto Serrai, Mondadori (2016).

Risata vera, risata finta

laugh-until-your-belly-hurts-funny-quotesUna risata genuina, una vera esplosione di gioia sono generate da muscoli e da percorsi neurali diversi rispetto a quelli attivi nella cosiddetta risata volitiva. Si sente la differenza fra il rumore di un’incontenibile risata di pancia di chi risponde a qualcosa di veramente divertente e quello di un più gutturale “ah-ah-ah”, che potrebbe indicare consenso, o di un nasale “eh-eh-eh” di chi magari si sente a disagio. «Una risata finta contiene più suoni tipici del parlato perché è prodotta dalle aree del linguaggio», ha detto il dottor Bryant.
C’è anche una notevole differenza in come ci si sente dopo una risata genuina: si liberano endorfine che causano una leggera euforia e, secondo le ricerche, aumentano la tolleranza al dolore. La falsa risata non produce la stessa sensazione di benessere. Al contrario uno si sente un po’ prosciugato dal dover fingere.

Kate Murphy, The Fake Laugh, The New York Times (20/10/16). La foto viene da qui.

L’abate aveva acconsentito

gregor_mendel_ovalLi aveva tenuti nella propria stanza, perlopiù di nascosto, per cercare di produrre ibridi di topo. Ma l’abate, benché in genere avesse un atteggiamento tollerante verso le sue stravaganze, era intervenuto: che un monaco spingesse i topi ad accoppiarsi per capire il meccanismo dell’ereditarietà era un po’ troppo audace, anche per degli agostiniani. Mendel era passato allora alle piante e aveva trasferito i suoi esperimenti nella serra fuori dell’abbazia. L’abate aveva acconsentito. Aveva vietato la copula dei topi, ma era disposto a dare una possibilità di riprodursi ai piselli.

Siddharta Mukherjee, Il gene, traduzione di Laura Serra e Roberto Serrai, Mondadori (2016). Nella foto (Wikipedia) Gregor Mendel.

I canguri con i castori

gregor_mendel_ovalQuando gli chiesero di descrivere e classificare i mammiferi, tracciò uno schema tassonomico assurdo e incompleto, omettendo alcune categorie, inventandone altre e mettendo i canguri con i castori e i maiali con gli elefanti. «Il candidato sembra essere del tutto all’oscuro della terminologia tecnica, nominando in tedesco corrente tutti gli animali cui fa riferimento ed evitando la corretta nomenclatura linneiana» scrisse uno dei professori. Mendel fu di nuovo bocciato.

Siddharta Mukherjee, Il gene, traduzione di Laura Serra e Roberto Serrai, Mondadori (2016). Nella foto (Wikipedia) Gregor Mendel.

Less is more

Per l’insegnamento delle scienze, “less is more”, meno è più, in contrasto con l’insistenza fin troppo comune sulla massima “copertura” di ogni argomento. Purtroppo l’enfasi su programmi troppo vasti rimane dominante nelle aule degli Stati Uniti, oggi, e la conseguenza sono testi di biologia per dodicenni con glossari di 500 parole. Simili libri di testo allontanerebbero dalla scienza chiunque, incluso uno come me a quell’età.

Bruce Alberts, An Addiction to Education at All Levels, Cell (22/9/16). Traduzione L.V. Nella foto (Cell) Bruce Alberts e un gruppo di scolari.

 

Un quaderno scarlatto

f8c0d644d1a5b29da42228ed345ad98f_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyQuando Paganini suonava, c’era chi vedeva accanto a lui il diavolo nell’atto di guidare i movimenti dell’archetto. E c’era chi raccontava in un sussurro di un quaderno scarlatto su cui il maestro andava annotando i segreti della sua arte demoniaca. Dopo la morte si scoprì che vi prendeva nota della biancheria mandata a lavare.

Wisława Szymborska, Come vivere in modo più confortevole, traduzione di Valentina Parisi, Adelphi (2016).