Un pochino è pressurizzato

Dopo qualche tempo ha dato un’occhiata all’orologio da polso, è venuta fra i passeggeri, ha salutato due o tre conoscenti, e ha detto che si chiamava Vjera Filíppovna e che era lei la nostra hostess. Parlava con voce dimessa e in tono familiare, senza l’enfasi meccanica in uso fra le sue colleghe. Ha poi continuato dicendo che saremmo partiti fra pochi minuti o forse fra mezz’ora, e che il volo sarebbe durato un’ora e mezza o magari anche due. Che ci allacciassimo per favore le cinture di sicurezza, e non fumassimo fino al decollo. Ha tirato fuori dalla borsetta un fascio di lunghe bustine di plastica trasparente, e ha detto: «Se qualcuno ha in tasca una penna stilografica, la metta qui dentro».
«Perché? – ha chiesto un passeggero: – Forse che questo apparecchio non è pressurizzato?».
«Sì, un pochino è pressurizzato, cittadino; ma seguite ugualmente il mio consiglio. Del resto le stilografiche spesso perdono inchiostro anche a terra, lo sanno tutti».

Primo Levi, La chiave a stella, Einaudi (1978).

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