Il problema era come prendere le anguille

von-humboldtQuando la gente del posto gli disse che molti degli stagni poco profondi nella zona erano pieni di anguille elettriche, Humboldt non riusciva a credere alla sua fortuna. Dai tempi degli esperimenti sull’elettricità animale in Germania, aveva sempre desiderato ardentemente di poter esaminare uno di quei pesci straordinari. Aveva sentito strani racconti su quelle creature lunghe un metro e mezzo che potevano rilasciare scariche elettriche di oltre 600 volt.
Il problema era come prendere le anguille, dato che vivevano sepolte nella melma sul fondo degli stagni e pertanto non era facile pescarle con una rete. Inoltre erano così cariche di elettricità che bastava toccarle per morire fulminati. I locali ebbero un’idea. Radunarono trenta cavalli selvatici degli Llanos e portarono il branco nello stagno. Appena gli zoccoli dei cavalli agitarono la melma, le anguille cominciarono a dimenarsi salendo in superficie e rilasciando possenti cariche elettriche. Estasiato, Humboldt guardava quello spettacolo raccapricciante: i cavalli urlavano di dolore, le anguille facevano il diavolo a quattro sotto le loro pance e la superficie dell’acqua ribolliva agitata. Qualche cavallo cadeva e, calpestato dagli altri, annegava.

Andrea Wulf, L’invenzione della natura -Le avventure di Alexander von Humboldt, l’eroe perduto della scienza, traduzione di Lapo Berti, Luiss University Press (2017). Nella foto, la cattura delle anguille con i cavalli in una incisione di pubblico dominio.

 

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