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67A5F0C2-16FC-48AB-BE7B-852FE21DF625-7062-00000B6255020B4F_tmpUna mattina in classe Rifaat insegnò la parola araba che sugnifica “mattoni di fango”. Negli antichi geroglifici era djebet e in copto era diventato tobe. Poi gli arabi, aggiungendo un articolo determinativo, lo trasformarono in al-tuba, esportandolo in Spagna come adobar. Fino al Sud-ovest americano, dove questa cosa pesante, dopo essere stata trascinata per quattro milllenni e settemila miglia, era finalmente atterrata come “adobe”.

Peter Hessler, Learning Arabic from Egypt’s Revolution, The New Yorker (17/4/17), traduzione L.V.

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