L’unica voce che plana

1493_fauna-del-veneto_folaga_parco-regionale-veneto-del-delta-del-poLei non so se c’è mai stato da quelle parti, ma – se ci va – lei di qua e di là non vede niente a perdita d’occhio dovunque si metta e dove si volti si volti. Solo pianura di terra sterminata: non un albero, un cespuglio, un qualcosa che s’alzi solo un palmo dal terreno. Giusto l’argine del Po, alto incombente a sei metri d’altezza – lei sta sotto e lui sta sopra – che non sia mai viene giù, la saluto lei e la piana. Ma per il resto una tavola da biliardo: chilometri e chilometri a grano, bietole, foraggio e soprattutto risaie, che quando sono allagate è tutto un plumbeo compatto d’acqua fino all’orizzonte, con solo le piccole strisce – ogni tanto – d’erba verde per passarci in mezzo. Ma quando invece il riso è raccolto, trebbiato e il suolo è asciutto, lei vede queste distese di terra marrone screpolata senza un ciuffo di loglietto o un filo di gramigna a variarne il colore. Chilometri e chilometri di vuoto silente assoluto. Nessuno in giro. Non un alito di vento o una foglia che si muova. Anzi, non c’è proprio nessuna foglia da quelle parti. L’unica voce che plana ogni tanto, rassicurante alle spalle, è il «Pu-àh, pu-àh!» di una folaga o un’anatra in volo. Poi null’altro, se non lo spettrale «Èaahà… Èaahà», della poiana rapace che l’assale.

Antonio Pennacchi, Canale Mussolini – Parte seconda, Mondadori (2015). Nella foto (viene da qui) una folaga in volo nel Delta del Po.

 

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