In cerca di cani migliori

f1418d2061d9eee3736b53c9612a51e4_w240_h_mw_mh_cs_cx_cyTuttavia, perfino in quelle insolite circostanze, riuscii a farmi degli amici. Erano dei bambini, tre maschietti, che si facevano vivi alle sei del mattino sotto la mia finestra. Il più piccolo aveva cinque anni, il più grande otto. Il primo giorno mi avevano visto seduto al mio tavolino mentre scrivevo e avevano trovato la cosa talmente insolita che erano rimasti a guardarmi per un pezzo, e alla fine mi avevano domandato tutti insieme come mi chiamavo. Li trovai così simpatici che gli dissi subito il mio nome. Ma loro con quel nome non riuscivano a raccapezzarsi, lo ripetevano con aria dubbiosa. scuotendo il capo. Allora il più grande ebbe un’idea brillante e spiegò agli altri: «Ma questo è un nome da cane!». Da quel momento mi vollero bene come a un cane. Al mattino erano il mio orologio e mi svegliavano chiamandomi per nome. Quando mi ritiravo con Freud e il mio quaderno, se ne stavano a lungo allineati in silenzio senza disturbare. Ma dopo un po’ cominciavano ad annoiarsi e se ne andavano via trotterellando, in cerca di cani migliori.

Elias Canetti, Il frutto del fuoco, traduzione di Andrea Casalegno e Renata Colorni, Adelphi (1982)

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