Levigare la propria splendida bugia

sally_mannQualsiasi cosa resti dei miei ricordi che non sia ancora andato in frantumi, si è certamente modificato nel tempo. Tendo a essere d’accordo con la teoria che, se si vuole mantenere un ricordo intatto, è meglio non richiamarlo  troppo spesso, poiché ogni volta che lo si rivisita lo si altera irrimediabilmente. Così uno non ricorda  l’impressione originale lasciata dall’esperienza, ma quella dell’ultima volta che l’ha rievocata. Con le piccole differenze che si insinuano a ogni richiamo, l’esercizio della memoria non ci riporta più vicino al passato, ma ce ne allontana sempre più.
Nel tempo avevo imparato ad accettare docilmente qualunque inganno la memoria mi tendesse, permettendo alla mia mente di levigare la propria splendida bugia. Il cervello distorce le informazioni che noi crediamo tenga al sicuro: nel fare questo, spesso si piega – dobbiamo dargliene atto – a una sorta di istintiva saggezza estetica, impartendo agli eventi della nostra vita una coerenza, una logica, un’eleganza simbolica che non si trovano, o non sono così evidenti, nella disordinata e improbabile sciatteria che è ciò che abbiamo realmente vissuto.

Sally Mann, in Maria Popova, Hold Still: Sally Mann on the Treachery of Memory, the Dark Side of Photography, and the Elusive Locus of the Self, Brain Pickings (29/11/16). Nella foto (Michelle Hood, WikipediaWikipediaWikipediaWikipediaWikipediaWikipediaWikipedia) Sally Mann.

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