Corso Garibaldi

imagesQualche mese prima, doveva essere settembre o ottobre, una sera che già erano accese le luci, lui, Antonio passava a piedi appunto per corso Garibaldi di ritorno dal suo studio, per tornarsene a casa in piazza Castello. Passato il largo della Foppa, verso il centro, la strada assume una grande intensità di Milano. Le case per lo più vecchie o vecchissime, da una parte e dall’altra. I negozi uno dopo l’altro. Anditi bui che si ingolfano verso tetri e strani cortili. Ma i marciapiedi formicolano di gente e non è quel fermento incomprensibile squallido e quasi disperato che alla sera si espande per esempio in certi quartieri di Napoli, è una animazione piena di vita, popolaresca, gaia, non miseria, attesa e abbandono, fretta se mai, preoccupazione di non arrivare in tempo. E le facce – sarà magari un’impressione – sembrano meno tirate, ansiose e atone che in tante altre contrade della città, anche più centrali, ricche e moderne.

Dino Buzzati, Un amore, Mondadori (1963)

 

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