Ma non c’era malvagità in quei suoni

Quella notte mi svegliai e sentii dei suoni nel buio dell’appartamento. $_35
Sulle prime pensai che fosse tornata Baba Yaga, ma non c’era malvagità in quei suoni; c’era il vento negli alberi, un singhiozzare lontano e la più dolce risata nel serico pulsare del flutto notturno. E dolcemente, dal buio, attraverso muri che in qualche modo cedevano sempre al mio orecchio attento, giunse un distante battito ritmato, lo scalpitare di zoccoli degli stalloni lanciati sulle rosse rene di una spiaggia sterminata.

Chaim Potok, L’arpa di Davita, traduzione di Dario Villa, Garzanti (1989)

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