Un giardino immaginato in un sogno

Alla fine degli anni anni Settanta, nel paese italiano di Capalbio sugo-cellettiono accadute due cose stranissime: la posta ha iniziato ad arrivare in ritardo, e la gente ha cominciato a mormorare sui “mostri” che stavano venendo su nelle colline vicine. In un primo momento i mostri sembravano gabbie di ferro, gigantesche e deformi, che spuntavano dalla campagna toscana. Poi impallidirono. L’intonaco fu spalmato sul metallo, e i mostri divennero fantasmi burrosi e incombenti. Infine cominciarono a colorarsi: blu, arancione, rosa shocking.
Tra i due avvenimenti c’era una relazione, anche se nessuno lo sospettava. Il postino Ugo Celletti aveva aiutato a creare i mostri – sculture fantastiche che crescevano sui terreni di una proprietà locale. Aveva scoperto di avere una passione per il mosaico, e mentre applicava ai mostri schegge di vetro a specchio, qualche volta scordava di fare il suo giro postale. Com’è avvenuto a molte altre persone della zona, la vita di Celletti è stata modificata dalla madre dei mostri: l’artista Niki de Saint Phalle, che era venuta in Italia per costruire un giardino di sculture, immaginato in un sogno decenni prima, quando era rinchiusa in un manicomio.

Ariel Levy, Beautiful Monsters, The New Yorker (18/4/16), traduzione L.V.. Il ritratto di Ugo Celletti viene da qui.

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