I meno fortunati aspirano a una Vera

Nabokov-y-VeraLei era la sua prima lettrice, la sua agente, la sua dattilografa, la sua archivista, la sua traduttrice, la sua cameriera, la sua amministratrice, la sua portavoce, la sua musa, la sua assistente, la sua autista, la sua guardia del corpo (teneva una pistola in borsetta), la madre di suo figlio e, dopo che lui morì, l’implacabile guardiana del suo lascito.
[…]
L’anno scorso un articolo sul sito dell’Atlantic concludeva che gli scrittori più fortunati sono quelli sposati «a una Vera», un coniuge di non importa che genere che li liberi dai banali, fastidiosi compiti della quotidianità; i meno fortunati aspirano a una Vera tra una lavatrice e l’altra al laundromat. Per gli scrittori con mezzi – o con scrupoli – c’è anche l’opzione di pagare una Vera.

Judith Thurman, Silent Partner – What do Nabokov’s letter conceal?, The New Yorker (16/11/15). Traduzione L.V., la foto viene da qui

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