Per ciangottare con me

Sono-socievole-fino-alleccessoL’espediente che mio padre trovò fu di affidarmi, quando ero ancora a bàlia e prima che la mia lingua cominciasse a sciogliersi, a un tedesco (Johann Horst) … medico famoso, in Francia, assolutamente ignorante della nostra lingua e assai esperto di quella latina. Costui, che egli aveva fatto venire appositamente e che percepiva uno stipendio molto alto, mi aveva continuamente fra le braccia. Oltre a questi ce n’erano anche altri due di minor dottrina, per seguirmi e aiutare il primo. Costoro non mi parlavano che in latino. Quanto al resto della casa, era una regola inviolabile che lui stesso, mia madre, valletti e cameriere parlassero in mia compagnia solo con quelle parole di latino che ciascuno aveva imparato per ciangottare con me. È straordinario il profitto che ciascuno ne trasse. Mio padre e mia madre impararono abbastanza latino per capirlo, e ne appresero a sufficienza per servirsene al bisogno. Come fecero anche quei domestici che erano addetti più particolarmente al mio servizio. Insomma, ci latinizzammo al punto che ne traboccò un poco fino ai nostri borghi tutt’intorno, nei quali ci sono ancora, e hanno preso piede con l’uso, parecchie denominazioni latine di artigiani e di utensili.

Michel de Montaigne, citato in Ugo Cornia, Sono socievole fino all’eccesso – Vita di Montaigne, Marcos y Marcos (2015)

 

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