A Mosca si vola viaggiando sui cani

978-88-518-0252-3Il nomignolo con cui l’električka [l’equivalente dei nostri treni per pendolari] si connotava nell’ambito del folclore urbano era sobaka (cane). Fioccano le interpretazioni etimologiche; la più avvalorata rimanda all’abitudine studentesca sovietica di viaggiare a buon mercato, talora addirittura senza biglietto, da Mosca a Leningrado, sfruttando coincidenze tra električki che coprivano diverse tratte, come si ci si spostasse su slitte trainate da cani che richiedevano il cambio della muta. Perché non allora cavalli e stazioni di posta? Nessuno, almeno che io sappia, ha per ora dato una risposta attendibile. Altra possibilità interpretativa è l’affinità tra questo tipo di treno che ferma a ogni stazione e l’abitudine dei cani di marcare il territorio con un omaggio a ogni paracarro. Un gruppo rock russo di culto, i DDT, ha immortalato questo nomignolo nella canzone Noč’-Ljudmila (Notte Ljudmila) in cui si attesta che «a Mosca si vola viaggiando sui cani».

Gian Piero Piretto, Elettrotreno, in Indirizzo: Unione Sovietica – 25 luoghi di un altro mondo, Sironi (2015).

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