Perché, in nome di Dio, avete fatto questo?

Quando i nuovi risultati furono pubblicati, nel 1970, la risposta era migliorata, ma c’era 01SCIBOOK-blog427ancora una notevole resistenza. Una presentazione cruciale al Memorial Sloan Kettering fu accolta con un applauso “tiepido”, dopo di che un oncologo dopo l’altro si alzarono per dire che MOPP non aveva funzionato. A DeVita fu detto che i suoi dati dovevano essere sbagliati.
Sconcertato, chiese a uno dei più importanti oncologi dell’ospedale, Barney Clarkson, di spiegare esattamente come stava somministrando il protocollo MOPP. Clarkson rispose che lui e i suoi colleghi avevano deciso di sostituire la mostarda azotata nella formula di DeVita con un farmaco chiamato thiotepa. Questo era un composto che avevano sviluppato internamente al Memorial Sloan Kettering e per cui avevano un debole. Così MOPP era diventato TOPP. DeVita scrive:
«Avevano anche ridotto la dose di procarbazina a metà, perché dava la nausea ai pazienti. E avevano drasticamente ridotto la dose di vincristina per il rischio di danni ai nervi. Avevano anche aggiunto, come minimo, due settimane in più tra i cicli in modo che i pazienti potessero rimettersi pienamente dagli effetti tossici della dose precedente prima di ricevere la successiva. Al fatto che [insieme al paziente] anche il tumore si sarebbe rimesso non diedero alcun pensiero».
Le modifiche non erano state testate né paragonate in maniera formale rispetto alla formula originale di DeVita. Erano semplicemente ciò che gli oncologi del Memorial Sloan Kettering sentivano come la cosa più ragionevole da fare. Dopo un’ora, DeVita ne aveva avuto abbastanza:
«Perché, in nome di Dio, avete fatto questo?» Chiese.
Una voce intervenne dal pubblico. «Be’, Vince, la maggior parte dei nostri pazienti viene da noi in metropolitana, e non vogliamo che vomitino mentre tornano a casa».
[…]
[Al che DeVita chiese]: «Se aveste detto a quei pazienti  che la scelta era tra essere curati e vomitare, o fra non vomitare e morire, non credete che avrebbero preferito prendere un taxi?».

Malcolm Gladwell, Tough Medicine, la recensione sul New Yorker (14/12/15) dell’autobiografia di Vincent DeVita, Death of Cancer, scritta con Elizabeth DeVita-Raeburn (Sarah Crichton Books, 2015). Traduzione L.V.

 

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