Silenzi inclusi

Swetlana_Alexijewitsch_2013_croppedQuando ha iniziato a scrivere il parlato, attorno al 1980, Alexievic si è resa conto che non poteva prendere appunti a mano. Aveva bisogno di preservare ogni parola delle persone intervistate, silenzi inclusi. «Quando la gente parla, è importante fare attenzione a come mettono le parole una accanto all’altra». Un registratore a nastro in Bielorussia costava circa 500 rubli, più o meno tre mesi di stipendio, soldi che prese in prestito da Adamovic e altri scrittori più anziani. Ha sviluppato un metodo che usa ancora oggi: registra le conversazioni, le fa trascrivere, poi scrive a mano a partire dalle trascrizioni, spesso leggendo il monologo ad alta voce. Un libro le richiede dai cinque ai dieci anni e rappresenta le voci di circa 300-500 soggetti intervistati. Contiene  un centinaio di voci circa, di cui da dieci a venti sono quelle che lei chiama “pilastri”, soggetti che lei intervista fino a venti volte ciascuno. «È come dipingere un quadro» ha detto. «Continui ad andare avanti e fare chiamate, aggiungendo un colpo alla volta».

Svetlana Alecsievic, in The memory keeper di Masha Gessen, The New Yorker (26/10/15), traduzione L.V.

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