E io sono tutta un manoscritto

Come la descrive la figlia Ariadna, «spingeva da parte tMarina_Tsvetaeva_140-190_for_collageutto ciò che in quel momento non le serviva sul tavolo, facendo spazio, con un gesto ormai meccanico, ai quaderni e ai gomiti. Appoggiava la fronte su una mano cacciando le dita tra i capelli e si concentrava all’istante. Diventava cieca e sorda a tutto ciò che non fosse il manoscritto, in cui letteralmente si conficcava con la punta della penna e l’acume del pensiero». Parlottava per sentire come suonavano le parole, restava seduta al tavolo, come inchiodata, qualunque cosa accadesse intorno a lei, e ricopiava i manoscritti da mandare in tipografia in stampatello. «Ogni manoscritto è indifeso. E io sono tutta – un manoscritto», scrive nella seconda raccolta di lettere pubblicata da Adelphi, Deserti luoghi.

Annalena Benini, Scrivere per restare viva. Marina Cvetaeva e la poesia, Minima & Moralia (5/11/15)

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