Cronache da Hollywood

ZavattiniE se cè una Zazie, è nel Metrò
E se ci son delle vite, sono degli altri
E se ci son delle vacanze, son romane
E se ci son degli uomini, son del Presidente (tutti)
E se ci son dei to be, ci son dei not to be
E se ci sono delle guardie, ci son dei ladri
E se cè un capriccio, è all’italiana
E se cè un Totò, è a colori
E se cè uno Starsky, cè un Hutch
E se ci sono degli ignoti, sono soliti
E se cè un romanzo, è popolare
E se cè un pugno, è di dollari
E se cè dell’oro, è di Napoli
E se cè un’operazione, è sottoveste
E se ci son delle notti, son di Cabiria
E se cè un monsieur, è Verdoux
E se cè un mezzogiorno, è di fuoco
E se ci son delle luci, son della ribalta (o della città)
E se cè un Lawrence, è d’Arabia
E se cè una Eve, è una lady
E se c’è un io, cè un ti salverò (o una Annie)
E se cè una guerra, è dei bottoni
E se cè un intrigo, è internazionale
E se cè una moglie, è in vacanza
E se c’è del caldo, cè qualcuno a cui piace
E se cè una fiamma, è del peccato
E se cè una febbre, è dell’oro
E se cè un dottor, è Stranamore (o Zivago)
E se cè una città, è nuda
E se cè un cielo, può attendere
E se cè una colazione, è da Tiffany
E se ci son dei brothers, sono blues
E se cè un Apollo, è 13
E se cè un parco, ci son dei piedi nudi
E se ci son degli angeli, cè una pistola
E se ci son degli amici, sono miei
E se cè un americano, è a Roma
E se cè un addio, è alle armi
E se ci son dei sentieri, son di gloria
E se ci son dei colpi, son 400
E se cè un Heimat, cè un 1 (e un 2 e un 3…)
E se cè un Quinlan, c’è un infernale
E se cè un Johnny, c’è un Guitar
E se cè un Barry, c’è un Lyndon
E se cè un’Adele, c’è una H
E se cè un Lilli, cè un vagabondo
E se cè un allegro, è non troppo
E se cè una Mary, cè una Poppins
E se cè una ricerca, è di Nemo
E se cè una Biancaneve, ci sono dei nani (sette)
E se cè un maggiordomo, ci son dei nipoti (tre)
E se cè una vita, è da strega

Un giorno stavo leggendo sul divano e dietro, nello scaffale della libreria, c’erano dei DVD, e ho iniziato a invertire i titoli come Paolo Nori fa con i luoghi comuni (è un virus contagioso). E poi mi è venuto in mente il titolo, Cronache da Hollywood, da una serie di articoli che Cesare Zavattini aveva scritto negli anni Trenta per una rivista, “Cinema illustrazione”. In quegli articoli Zavattini diceva di essere arrivato a Los Angeles in treno, come corrispondente della rivista dalla città del cinema. “Inventavo tutto, dalla a alla zeta, sposalizi di attori già sposati, incendi, furti, divorzi, liti, tutto inventato”. Ma l’invenzione più bella erano gli incontri con gli attori sui binari della stazione. 

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